Ngjinze

Ngjinze s.m. = Incenso; censo, rendita

1) “incenso” = oleoresine secrete da arbusti locali della Penisola Arabica.

Tali resine, una volta raccolte e cristallizzate, sono in grado di liberare nell’aria un forte e penetrante profumo al momento della loro combustione.

Conoscevamo fino a pochi anni fa solo l’incenso bruciato nelle chiese cattoliche durante le funzioni solenni, a simboleggiare la preghiera che si eleva verso il Creatore.

Abbiamo conosciuto anche altri tipi di incenso, venduti sottoforma di stecchetti, usati per deodorare ambienti o per creare atmosfere esotiche.

2) “rendita” = censo o censuo (dal latino Census).

Nel Medio Evo era un tributo sulla rendita, o meglio sull’usufrutto, dei terreni o degli immobili in genere.

Poi più genericamente si è identificato il termine “censo” con qualsiasi rendita, sia da interessi su capitale liquido, sia da locazioni di terreni o di case.

Quindi, la nota frase ho perse ‘ngjinze e capetéle, vuol significare che qlcu si è avventurato in un’operazione finanziaria finita male, nella quale ha perduto il capitale impiegato nonché l’interesse che sperava di guadagnarci.

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Ngiuré

Ngiuré v.t. = Canzonare, beffeggiare, fare boccacce

Per quanto simile, ‘ngiuré non corrisponde all’italiano “ingiuriare”, insolentire, oltraggiare, insultare, offendere

In modo molto meno grave, da noi significa:  fare versacci o boccacce o imitare la parlata o la camminata di qualcuno per canzonarlo.

Roba da bambini.

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Ngiucciéte

Ngiucciéte agg. = Avvinazzato

Che è ubriaco, molto ubriaco, rintronato, ottenebrato dall’alcol.

Ha somiglianza col termine lombardo-veneto “ciucco” = ubriaco: come se fosse ‘inciuccato’, diventato ciucco.

Povere a jìsse accüme sté ‘ngiucciéte = Povero lui, com’è sbronzo.

Penso anche che possa derivare da ciucciare (termine familiare: ‘succhiare il biberon’): in questo caso che ha succhiato (sorbito) il vino…

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Ngìcche

Ngìcche n.p. = Cecco

Diminutivo di Francesco, che deriva dall’etnico latino, tardo e medievale, Franciscus. Il nome indicò prima l’appartenenza al popolo germanico dei Franchi, poi a quello dei Francesi.

Dal Trecento si è trasformato in nome proprio prevalentemente religioso.

L’onomastico è festeggiato il 4 ottobre in memoria di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.

I diminutivi manfredoniano di Francesco e Francesca:

Ngìcche = Cecco, Checco, Cesco
Ngècche = Cecca, Cesca
Ciccìlle = Ciccio
Ceccìllózze = Franceschino
Franghe = Franco
Franga = Franca

Se è unito ad un altro nome, si contrae in Frìsche (Frìsche-Pàvele, o Frìsche-Pàule = Francesco-Paolo)

Esiste anche quasi tel-quelFrangìsche e Frangèsche

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Nghjüme

‘Nghjüme s.m. = Punto di imbastitura

Punti larghi dati a mano dai sarti per tenere insieme due stoffe che successivamente dovranno essere cucite definitivamente a macchina.

Si usa un filo di cotone “da inghjemé” = da imbastire

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Nghjetré

Nghjetré v.t. = Gelare, ghiacciare, intirizzirsi

Si può gelare un cibo ponendolo nel freezer, o si può gelare, riferito a persone, restando all’aperto, a causa degli agenti atmosferici.

Di conseguenza “me so’ nghjetréte” equivale a “mi sono gelato, mi sono ghiacciato, ni sono intirizzito” a causa delle basse temperature degli agenti atmosferici.

Ho vissuto molti anni a Potenza, dove il freddo non è raro come a Manfredonia. Mi è rimasta nelle orecchie l’imprecazione del conducente de un bus, che non riusciva a manovrare bene il veicolo in mezzo al traffico urbano: “sta’tutt’acchjatràte!” = è tutto gelato!

Pure là si riferiscono al ghiaccio meteorologico. Nonostante la pronuncia di “acchjatràte” è un po’ diversa da ” ‘nghjetréte” si capisce che l’etimologia è la stessa, cioè “chjìtre” = ghiaccio.

Qualche lettore mi ha suggerito un significato diverso, ossia‘nghjtré = impietrire, diventare di pietra, indurirsi. Ma io – pur volendo ammettere che il verbo vuol descrivere qualcosa che diventa duro – ritengo che esso si riferisca solo al duro e freddissimo ghiaccio.

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Nghjemmüse

Nghjemmse agg. = Compatto.

Aggettivo relativo specificamente ad un prodotto da forno che non ha lievitato a sufficienza.

Deriva da chjómme= piombo. Quindi: pesante e compatto come un piombo

Per esempio un pane nghjemmüse praticamente non ha i buchi che gli conferiscono leggerezza. Il lievito ha fatto cilecca…

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Nghjemé

Nghjemé v.t. = imbastire

Verbo specifico di sartoria.

Fare una cucitura provvisoria con punti larghi dati a mano dai sarti ( clicca→ ‘i nghjüme) per tenere insieme due stoffe che successivamente dovranno essere cucite definitivamente a macchina.

Leggendo qua e là, ho scoperto che questo verbo, molto diffuso nella Capitanata, deriva dal latino inphlimare che ha lo stesso significato.

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Ngenechéte

Ngenechéte agg. = Intento, penetrante, concentrato, pensoso

Dicesi di qcn., che è profondamente teso, concentrato con i sensi o con l’intelletto verso qcs e non può e nen vuole dar retta a nessuno.

C’è anche la versione accenechéte suggeritami da un attento lettore che si firma Muzio Scevola.

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Ngeleppé

Ngeleppé v.t. = Glassare

Completare la preparazione di certe ciambelline dolci con giulebbe di albume e zucchero.

Si spennellano i taralli con questo sciroppo denso e si mandano in forno.

Con il calore l’albume si rapprende e il dolce al termine della cottura si presenta coperto da una bianca glassa croccante.

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