Ngazzatüre s.f. = Arrabbiatura
L’arrabbiarsi, l’essere arrabbiato. l’eccesso di collera, l’attacco d’ira.
Vàtte cùleche acchessì te passe ‘a ‘ngazzatüre = Va a coricarti, così cessa l’arrabbiatura
L’arrabbiarsi, l’essere arrabbiato. l’eccesso di collera, l’attacco d’ira.
Vàtte cùleche acchessì te passe ‘a ‘ngazzatüre = Va a coricarti, così cessa l’arrabbiatura
Cedere all’ira, andare in collera, arrabbiarsi, inferocirsi.
Giuànne ce ‘ngàzze pe’ senza njinde = Giovanni si infuria senza alcun motivo.
Giuànne ce ‘ngàzze pe’ nu njinde = Giovanni si irrita per un nonnulla.
Giuànne ce ‘ngàzze sèmbe = Giovanni si adira sempre.
Insomma questo Giovanni è un tipo ‘ngazzüse = collerico
Concentrare tutta la propria attenzione e le proprie energie in un’azione, e ostinarsi a portarla a termine, a qualunque costo.
Scherzosamente si canzona un innamorato.
C’jì ngatapüte apprjisse a Caremöle, e nen capìsce cchjù njinde = Si è fissato per Carmela e non capisce più niente.
Te sì ‘ngatapüte a juché ai càrte e nen vüte ca te stànne frecànne bùne e megghje = Sei così preso dal gioco delle carte da non accorgerti che ti stanno imbrogliando alla grande.
Semmai, qualora, nel caso che, ecc.
1) Ngasemé, cong. = Semmai, usato per iniziare un periodo ipotetico.
Ngasemé ‘u vüte, diccìlle ca ‘u vogghje parlé = Casomai tu lo vedessi, digli che gli vorrei parlare.
Il congiuntivo in dialetto è del tutto inusistato…sta sparendo anche dalla lingua italiana parlata dai giornalisti in TV!
2) Ngasemé, avv. = Eventualmente, in caso.
Nen sàcce se venghe: ngasemé ce vedüme allà = Non so se verrò: casomai, ci vedremo là.
Ngasé v.intr. e= Esagerare; insediarsi
1) ‘Ngasé v.t. = Accentuare, forzare, esagerare un precedente atto o un’azione più tenue.
C’jì ‘ngaséte ‘u vjinde = si è accentuata la forza del vento.
Nel senso di insistere si dice ngasé la méne = calcare la mano, rincarare la dose, aumentare
2) ‘Ngasé v.int. = prendere casa, insediarsi nella casa, solo il questo caso. Il contrario si scasé, sloggiare.
Difatti nella locuzione ‘Nghése e schése= alloggia e trasloca, si definisce spregiativamente qualcuno che cambia spesso casa perché sfrattato per morosità.
‘Ngarré v.t. = Azzeccare
Proviene dallo spagnolo engarrar = acciuffare, colpire nel segno.
Capire la tattica giusta, imbroccare la soluzione adeguata, raggiungere l’obiettivo prefissato, cogliere un successo, riuscire nell’intento, colpire nel segno.
Ovviamente tutto questo avviene un po’ per casualità ma molto per determinazione.
Nella forma ‘ngarràrle = imbroccarlo, il significato rivela una valenza molto aleatoria e casuale. Come imbroccare un ambo, o beccare dei soldi al gratta e vinci, o vincere al Totocalcio, o peggio, vincere un concorso indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Eh, a ‘ngarràrle! = Eh, a imbroccarlo! Ossia ma quante possibilità potresti avere, una su trecento mila!
Infatti quando si dice che una persona l’ho ngarréte = l’ha azzeccata, significa che alla lunga il/la consorte si è rivelata persona degna per sentimenti e laboriosità. Quindi che il loro matrimonio è ben consolidato e capace di superare qualsiasi difficoltà.
Contrario: sgarré
Ngarnàrece (‘u dènte) loc.id. = Avvezzarsi, abituarsi.
Avvezzarsi a nuovi sapori, a nuove situazioni, a nuove abitudini.
Svezzare il neonato facendogli provare nuovi sapori oltre quello del latte materno.
Quando il bebé si abitua anche al salato mostra di apprezzarlo. Ecco che la mamma fa la constatazione ufficiale: c’jì ‘ngarnéte ‘u dènte! = L’iniziazione ha avuto i primi risultati.
Per estensione il detto vale anche quando qlcu fa il reticente davanti a una pietanza che non aveva mai provato, e poi , una volta assaggiata, chiede il bis: Uhm, c’jì ‘ngarnéte ‘u dènte!
Anche chi non apprezzava fumare, giocare a carte, frequentare le discoteche, ecc.. Dopo il collaudo…ce ‘ngàrne ‘u dènte!… e reitera l’esperimento iniziale.
Per il contrario esistono i verbi scarnàrece e scangriàrece. Disaffezionarsi, staccarsi, da una persona, da un lavoro, da un hobby, ecc.
Esprime esortazione, incoraggiamento, sostegno, conforto.
L’etimo è la locuzione: non ti caricare (di proccupazoni), cioè non preoccupare, tanto un rimedio c’è sempre ad ogni avversità.
Meh, ‘ngarecànne, ca döpe ce aggióste tutte cöse! = Su non affliggerti, ché dopo si aggiusta tutto!
I più anziani dicevano anche nen te jènne ‘ngarecànne = Non andare a gravarti, ad addossarti preoccupazioni
Ngappamàsche s.m. = Carta moschicida
Alla lettera significa “acchiappa mosche”.
Si tratta di un sistema atossico ed eco-sostenibile per liberarsi dalle mosche.
Consiste in una striscia di carta imbevuta di una sostanza adescante appiccicosa (cera, olii e grassi), che attira gli insetti volanti. Una volta posatisi su di essa, mosche, moscerini, e zanzare restano incollati e vi muoiono per inedia.
La striscia è messa in commercio, avvolta a spirale, all’interno di un cilindretto di cartone alto circa 10 cm, chiuso dal lato superiore da un dischetto rosso munito di gancetto. La carta appiccicosa, lunga circa 40 cm, viene srotolata, appesa, e tenuta fino a quando si riempie di insetti. La striscia piena di insetti incollati, diventava un “porta vivande” per le galline domestiche.
Usato fino a pochi anni fa nei negozi e nelle abitazioni cittadine, ora è usato solo nelle zone rurali perché il loro aspetto costellato di insetti attaccati, è decisamente rivoltante.
Giungere all’ultimo istante, come i voli last minute.
Si usa di preferenza con il verbo arrevé = giungere, arrivare o anche con sté = stare
Arrivare all’ultimo minuto senza aver completato un lavoro, preparato una cerimonia, organizzato un incontro, ecc.
Mariè, specciàmece, ca süme arrevéte ‘nganna-nganne e momò parte ‘u tröne! = Marietta, sbrighiamoci, ché siamo all’ultimo momento e il treno sta per partire.
Süme arrevéte ‘nganna-nganne alla Fèste e quà nen ce vöte angöre njinde = Siamo arrivati ormai alla vigilia della Festa, e qui non c’è nessum programma.
La ristrettezza non è però solo di tempo. Per estensione può essere usato come sinonimo di vicinissimo, come ad esempio ‘nganna mére, in riva al mare, ma propio sulla battigia.