Ngegné

Ngegné  o ngigné v.t. = Inaugurare

Celebrare l’inizio di un’attività; in senso fig., fam., usare qlco. per la prima volta: Che bèlli scarpe! Mo’ l’ha ‘ngegnéte? = Che belle scarpe, ora le calzi per la prima volta?

Tènghe ‘na giacchètte senza ‘ngegnéte pe njinde, ca nen me piéce = Ho una giacca mai indossata perché non mi piace.

Ammessa anche la pronuncia ‘ngigné, più rara, derivante dall’imperativo: ‘ngìgnatìlle quedda giacchètte = deciditi ad indossare quella giacca (nuova).

In altra forma esiste anche il verbo riflessivo ‘ngegnàrece = indossare per la prima volta scarpe, guanti, cappelli, abiti per l’abbigliamento personale.

L’illustre studioso tedesco Gerhard Rohlfs, nella sua “Historische Grammatik der italienischen Sprache und ihrer Mundarten” ipotizza l’origine latina del verbo, evidenziando encæniare   (leggi enceniare)

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Ngecalènze

Ngecalènze s.f. = Concentrazione.

Capacità di fissare l’attenzione su un solo dato. Capacità di concentrarsi nel lavoro, nello studio.

A causa della ngecalènze, talvolta il mondo circostante sembra svanito. Non si riconoscono nemmeno i volti familiari.

Si è come ciechi (da cui deriva il termine che potebbe significare cecità) che non si “vede” nessuno.

Tande ‘a ngecalènze ca ne me dé avedènze = È così intensa la sua concentrazione che non mi dà retta.

Chi è concentrato dicesi che sta accenechéte o ngenechéte.

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Ngazzüse

Ngazzüse agg. = Collerico

Che va facilmente in collera, irascibile, irritabile.

Riferito a persona intrattabile, che per un nonnulla si inquieta e si indigna.

Alla larga.

Màste Pèppe jì ‘ngazzüse: nen ‘u pùte düce che bell’ùcchje ca tjine mbàcce! = Mastro Peppe è collerico: non gli puoi dire nemmeno: che begli occhi che hai in faccia (perché si inaltera facilmente).

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Ngazzatüre

Ngazzatüre s.f. = Arrabbiatura

L’arrabbiarsi, l’essere arrabbiato. l’eccesso di collera, l’attacco d’ira.

Vàtte cùleche acchessì te passe ‘a ‘ngazzatüre = Va a coricarti, così cessa l’arrabbiatura

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Ngazzàrece

Ngazzàrece = v.i. = Incollerirsi

Cedere all’ira, andare in collera, arrabbiarsi, inferocirsi.

Giuànne ce ‘ngàzze pe’ senza njinde = Giovanni si infuria senza alcun motivo.

Giuànne ce ‘ngàzze pe’ nu njinde = Giovanni si irrita per un nonnulla.

Giuànne ce ‘ngàzze sèmbe = Giovanni si adira sempre.

Insomma questo Giovanni è un tipo ‘ngazzüse = collerico

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Ngatapìrece

Ngatapìrece v.i. = Fissarsi

Concentrare tutta la propria attenzione e le proprie energie in un’azione, e ostinarsi a portarla a termine, a qualunque costo.

Scherzosamente si canzona un innamorato.

C’jì ngatapüte apprjisse a Caremöle, e nen capìsce cchjù njinde = Si è fissato per Carmela e non capisce più niente.

Te sì ‘ngatapüte a juché ai càrte e nen vüte ca te stànne frecànne bùne e megghje = Sei così preso dal gioco delle carte da non accorgerti che ti stanno imbrogliando alla grande.

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Ngasemé

Ngasemé cong.avv.= Casomai

Semmai, qualora, nel caso che, ecc.

1) Ngasemé, cong. = Semmai, usato per iniziare un periodo ipotetico.

Ngasemé ‘u vüte, diccìlle ca ‘u vogghje parlé = Casomai tu lo vedessi, digli che gli vorrei parlare.
Il congiuntivo in dialetto è del tutto inusistato…sta sparendo anche dalla lingua italiana parlata dai giornalisti in TV!

2) Ngasemé, avv. = Eventualmente, in caso.

Nen sàcce se venghe: ngasemé ce vedüme allà = Non so se verrò: casomai, ci vedremo là.

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Ngasé

Ngasé v.intr. e= Esagerare; insediarsi

1) ‘Ngasé v.t. = Accentuare, forzare, esagerare un precedente atto o un’azione più tenue.
C’jì ‘ngaséte ‘u vjinde = si è accentuata la forza del vento.
Nel senso di insistere si dice ngasé la méne = calcare la mano, rincarare la dose, aumentare

2) ‘Ngasé v.int. = prendere casa, insediarsi nella casa, solo il questo caso. Il contrario si scasé, sloggiare.

Difatti nella locuzione ‘Nghése e schése= alloggia e trasloca, si definisce spregiativamente qualcuno che cambia spesso casa perché sfrattato per morosità.

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Ngarré

‘Ngarré v.t. = Azzeccare

Proviene dallo spagnolo engarrar = acciuffare, colpire nel segno.

Capire la tattica giusta, imbroccare la soluzione adeguata, raggiungere l’obiettivo prefissato, cogliere un successo, riuscire nell’intento, colpire nel segno.
Ovviamente tutto questo avviene un po’ per casualità ma molto per determinazione.

Nella forma ‘ngarràrle = imbroccarlo, il significato rivela una valenza molto aleatoria e casuale. Come imbroccare un ambo, o beccare dei soldi al gratta e vinci, o vincere al Totocalcio, o peggio, vincere un concorso indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Eh, a ‘ngarràrle! = Eh, a imbroccarlo! Ossia ma quante possibilità potresti avere, una su trecento mila!

Infatti quando si dice che una persona l’ho ngarréte = l’ha azzeccata, significa che alla lunga il/la consorte si è rivelata persona degna per sentimenti e laboriosità. Quindi che il loro matrimonio è ben consolidato e  capace di superare qualsiasi difficoltà.

Contrario: sgarré

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Ngarnàrece (‘u dènte)

Ngarnàrece (‘u dènte) loc.id. = Avvezzarsi, abituarsi.

Avvezzarsi a nuovi sapori, a nuove situazioni, a nuove abitudini.

Svezzare il neonato facendogli provare nuovi sapori oltre quello del latte materno.

Quando il bebé si abitua anche al salato mostra di apprezzarlo. Ecco che la mamma fa la constatazione ufficiale: c’jì ‘ngarnéte ‘u dènte! = L’iniziazione ha avuto i primi risultati.

Per estensione il detto vale anche quando qlcu fa il reticente davanti a una pietanza che non aveva mai provato, e poi , una volta assaggiata, chiede il bis: Uhm, c’jì ‘ngarnéte ‘u dènte!

Anche chi non apprezzava fumare, giocare a carte, frequentare le discoteche, ecc.. Dopo il collaudo…ce ‘ngàrne ‘u dènte!… e reitera l’esperimento iniziale.

Per il contrario esistono i verbi scarnàrece e scangriàrece. Disaffezionarsi, staccarsi, da una persona, da un lavoro, da un hobby, ecc.

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