Sceròcche

Sceròcche s.m. = Vento di scirocco

È il nome di un vento che spira da meridione, caldo e umido perché attraversando il Mar Mediterraneo si carica di umidità.

Deriva dall’arabo shulúq, che ha lo stesso significato.

Nota fonetica: La “ò” di sceròcche =  scirocco, va pronunciata larga non come la ó di sceróppe = sciroppo

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Arrassé

Arrassé  v.t. = allontanare, distanziare, scostare.

Ho letto in un testo napoletano che questo verbo deriva  dall’arabo harasa che significa semplicemente lontano.  Tipica l’espressione campana arrassu sia = lontano sia, non sia mai!

Quindi anche i derivati  arrassé e arràsse, e (clicca qui→) daràsse  hanno una chiara etimologia araba.

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Nzìste

Nzìste o anche, con termine più antico, Ndìste.  agg. = Vivace, attivo, ingegnoso.

L’aggettivo è attribuito alla persona che usa proficuamente la sua intelligenza, la sua capacità risolutiva, la sua dinamicità

La sua valenza positiva desta sicuramente molta ammirazione.

E mmò lu frjiche a Giuànne! Códde jì acchessì ‘nzìste! = Non è per ora che(difficilmente) riuscirai a raggirare Giovanni. Costui è così sveglio e abile!

Nel dialetto napoletano invece si indica con “Ommo ‘nzisto” una persona spavalda, prepotente.

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U pólepe ce cöce pe ll’acqua söva stèsse.

U pólepe ce cöce pe ll’acqua söva stèsse.

IL polpo si cuoce con la sua stessa acqua.

Oltre che con il suggerimento culinario, questo Detto figuratamente asserisce e auspica che una persona capisca da sé, magari con ritardo, i suoi errori e scelga i rimedi più opportuni.

Insomma bisogna dargli tempo per riflettere con l’intento di farlo ravvedere..

Il lettore Gennaro Mastroluca, che ringrazio, è più sintetico:
«Non insistere nel cercare di convincere una persona dei suoi errori; col tempo saranno gli stessi suoi errori a dimostrargli che sbagliava».

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Na mamme cambe a cjinte figghie, e ccjìnde figghje nen gàmbene a ‘na mamme 

Na mamme cambe a cjinte figghie, e

ccjìnde figghje nen gàmbene a ‘na mamme

Una  madre è capace di allevare e badare a cento figli, mentre purtroppo non sempre avviene la stessa cosa da parte dei figli verso la loro mamma quando diventa anziana, specie se non è più autosufficiente.

Il numero cento è un’iperbole per indicare una pluralità in contrapposizione all’unità.

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Ciócce ne jì, ca töne i corne…

Ciócce ne jì, ca töne i corne,

vöve ne jì, ca töne ‘a chése.

Sammecöle de Monde

e Madònne de Sepònde,

salvàteme da ‘sta bbestia feröce!!!

Ciuco non è, perché ha le corna, bove non è perchè ha la casa.
San Michele di Monte e Madonna di Siponto, salvatemi da questa bestia feroce!

Soluzione facile facile.

Ringrazio Salvatore Casalino dal quale ho ricevuto il suggerimento.

 

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Stïpe ca trùve

Stïpe ca trùve  prov.

Alla lettera: Stipa che trovi.

Va bene anche la grafia omofona (dallo stesso suono)  Stüpe ca trùve

È un Detto sintetico ed efficace. Significa:  mettilo da parte perché potrebbe tornarti utile.

Quando il lavoro artigianale era fiorente, i ragazzi di bottega tendevano a buttare via degli spezzoni di stoffa, di ferro, di legno, di cuoio, a seconda genere di attività svolta del loro Maestro.

La risposta era scontata.

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Se ‘u mbrjiste jöve bbune, ce mbrestarrìnne püre ‘i megghjöre

Se ‘u mbrjiste jöve bbune, ce mbrestarrìnne püre ‘i megghjöre 

Il concetto del Proverbio si esprime meglio in questa frase:

Se la pratica di concedere prestiti fosse davvero una cosa buona, si presterebbero perfino le mogli.

Meglio non fidarsi dei creditori. Prudenza, sempre..

Con “prestito” non si intende parlare solo di denaro, ma anche di oggetti vari.

Sapeste quanti libri, spartiti musicali, lime, cacciaviti, borsoni, ombrelli, prolunghe elettriche, uova, riduttori Schuko, ecc. non sono più rientrati, nonostante avessi ribadito alla consegna l’ovvio concetto che quegli oggetti chiamassero “Pietro” (e che quindi erano destinati a ritornare indietro).

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Cavalle de carrozze: bböna giüvendó e mala vecchjéje

Cavalle de carrozze: bböna giüvendó e mala vecchjéje prov.

I cavalli più belli (quelli destinati al tiro delle carrozze signorili) in gioventù, nello splendore della loro vigoria, sono trattati molto bene. Disgraziatamente  in vecchiaia vengono trascurati e se la passano male.

Purtroppo la stessa cosa, di frequente, accade per le persone anziane. Da giovani sono individui utili, produttivi, riveriti, ma da vecchi sono spesso trascurati se non del tutto abbandonati.

Cantava Modugno: “Il vecchietto dove lo metto?”. Amara realtà.

Ringrazio Michele Granatiero che mi ha dato lo spunto per farmi comporre questo articolo.

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