Cazze-cazze

Cazze-cazze sopr., loc.id.

Il curioso soprannome fu affibbiato ad una certa Angela-Maria, quindi passata nella memoria collettiva come ‘Ngiamarüje cazze-cazze, la quale usava questo simpatico intercalare, qualsiasi frase uscisse dalla sua bocca.

Rivolgendosi ad un’amica, si lamentava che  – era quasi l’ora di pranzo – e suo marito Calogero non tornava a casa. Venne fuori un memorabile florilegio:

«Jogge Calògge, (cazze), c’jì fatte mezzjurne,(cazze) e códde (cazze), angöre nen ci’arretüre, (cazze!)» = Oggi Calogero ***, si è fatto mezzogiorno ***e costui *** non è ancora rincasato***

Una volta il Vescovo andò una Parrocchia in visita pastorale. Il Parroco, conoscendo il suo intercalare, le raccomandò di non avvicinarsi troppo al Presule. Ovviamente il Monsignore a chi si rivolse quando fu attorniato dai fedeli?  Alla nostra ‘Ngiamarüje!  Non credo che costei si sia fatto scrupolo di mitragliare il Pastore di cazze cazze!

Un altro uso di cazze-cazze  si ha quando si vuol dare un po’ di “colore” all’equivalente e più castigata locuzione (clicca qui→)  rè-rè, nel senso di mettersi in bella mostra, in evidenza, mostrarsi, intromettersi.
Mò ce ne vöne jìsse, cazze-cazze, e völe avì püre raggiöne = Ora se ne esce lui, bello bello, e vuol aver anche ragione.

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Quanne ‘u ciócce nen völe böve, evògghje a frešché

Quanne ‘u ciócce nen völe böve, evògghje a frešché

Quando l’asino non vuole bere, è inutile fischiare.

Figuratamente si cita questo Detto quando i consigli elargiti, gli incarichi assegnati  o gli ordini impartiti non ottengono l’esito cercato.

Origine del Proverbio, diffuso in tutto il mondo rurale del Sud Italia:

Il contadino che si serviva dell’asinello per i suoi lavori, durante le pause conduceva l’animale presso un abbeveratoio per consentirgli di rifocillarsi.

Per impartirgli i vari comandi, l’uomo  emetteva brevi  segnali vocali (àaah, ìiih, èrre-gghjàa) o anche dei fischi, brevi o lunghi che erano ben recepiti dalla bestiola.

Ma talvolta, davanti alla pila, nonostante i ripetuti e pecifici fischi invitatori, l’asino caparbiamente non si china a bere.

Nel Potentino il Detto conclude: riscë ca r’acqua è trobbla.= dice che l’acqua è trobida.

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Cìcce cummanne a Cöle, e Cöle cummanne a Cicce

Cìcce cummanne a Cöle, e Cöle cummanne a Cicce prov.

Questo Detto si i riferisce a persone che provano ad svincolarsi dai proprî obblighi e doveri, e tentano di farli ricadere sugli altri.

Antichissimo e antesignano modo di illustrare il moderno “scaricabarile” citando nella traduzione Francesco (Ciccio) che comanda Nicola (Cöle) e Nicola che comanda Francesco. Alla fine nessuno dei due si mette all’opera.

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Zingramjinde

Zingramjinde s.m=  Pettegolezzo

Esiste anche la variante zingarüje s.f.

Serie inopportuna e indiscreta di pettegolezzi, bugie e malignità continue e insistenti, tesi a mettere in cattiva luce qualcuno/a.

Ovviamente colui che mette in atto queste chiacchiere maligne è definito zìnghere o zingaröne, ossia zingaro,  univocamente considerata persona inaffidabile, scaltra, imbrogliona.

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Zìnghere

 Zìnghere o zìngre s.inv., agg = Zingaro

Oltre al significato tradizionale di girovago,  nel nostro dialetto assume una valenza molto negativa.

Se una persona viene definita zìnghere, zingaröne, significa che è capace di creare dissidi tra famiglie rapportando ora a una, ora all’altra, fatti travisati o inventati di sana pianta.

Insomma fa zingramjinde o zingarüje = contrasti, pettegolezzi intricati, noiosi, e dannosi.

Quèdde jì ‘na zìngre!= Guàrdati da costei, non confidarti con lei,  perché è una persona ingannevole e menzognera, capace di farti trovare al centro di una bega.

Il suo difetto minore è la sua riconosciuta trascuratezza nel vestire.

Te sì vestüte accüme a ‘nu zìngre = Ti sei abbigliato come uno zingaro.

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Taccaréte de cechéte

Taccaréte de cechéte loc.id. = Botte da orbi

Ammessa anche la variante  taccaréte alla cechéte.

L’espressione “botte da orbi” di origine toscana si è affermata anche in lingua italiana.

Descrive una situazione tumultuosa, dove delle persone si scambiano percosse  fitte e violente, date a casaccio.

Insomma si immagina una persona non vedente che mena pugni senza sapere se e dove colpirà il malcapitato destinatario della gragnuola,  ma che imprime alla sua azione percotitrice (vi piace questa parola?) velocità e forza.

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Ciamarüche mósse mòdde

Ciamarüche mósse mòdde s.f. = Chiocciole (lumache) novelle

Queste chiocciole si riconoscono dalla fragilità del loro guscio dovuto alla loro  giovane età.

Questo fatto non significa che non siano buone per prepararne il tradizionale sughetto.  Solo bisogna stare attenti a maneggiarle per evitare lo schiacciamento del loro  guscio.

Si paragona scherzosamente a una ciamarüche mósse mòdde quel tipo insopportabile di adolescente schizzinosa, che non mangia volentieri quasi nulla perché ritiene qualsiasi pietanza degna della pattumiera e non del suo stomachino delicatino.

Attenti alla pronuncia delle “o” , che è stretta su mósse e larga su mòdde.

Il lettore Michele Castriotta asserisce che queste chiocciole erano conosciute in dialetto col nome di jaródde.

 

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Scarte frósce e vöne premöre

Scarte frósce e vöne premöre


Nel gioco detto “primiera“(←clicca), quando giungono in mano quattro carte dello stesso seme si conquista il “frùscio”, che comporta un punteggio maggiore. Se si ricevono le quattro carte di semi diversi si ottiene la “primiera”

Succede nella vita che in certe scelte, sperando di trovare di meglio, si azzardano altre vie ma si ottiene un risultato minore.

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Códde ca nen völe Mengalöne

Códde ca nen völe Mengalöne ce l’attònne megghjöra chjàtte

Quello che non vuole il marito se lo pappa la moglie grassa.

Il Detto vuol significare che in casa non ci sono sprechi. Tra economia e satira.

Mengalöne è un nome a caso, che qui scherzosamente significa Domenico, derivante da Mimìnghe

Simile al detto, qiesta volta riferito al marito che ti pappa quello che non vuole la moglie. (clicca→qui)

Ringrazio Michele Castriotta per il suggerimento.

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Cuitàrece

Cuitàrece v.i. = acquietarsi, placarsi

 

Il verbo si riferisce specialmente al mare che, dopo una burrasca, si placa e sondeggia con calma.

Il grido disperato delle mamme:

stàteve cujöte nu menüte = state calmi almeno per un minuto!

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