Se lu vüde, quande jì brótte!…

Ecco il testo completo della terzina.

Si tratta, come quasi tutti gli indovinelli dialettali, di una definizione ridanciana che si presta a doppi sensi.

Se lu vüde, quande jì brótte!
Se l’addùre, quande föte!
Se l’assagge turne arröte.

Se lo vedi, quant’è brutto!
Se l’annusi, quanto puzza!
Se l’assaggi, torni di nuovo (ad assaggiarlo).

Veramente l’inizio del terzo verso dovrebbe essere: “Se l’assépre” = se l’assaggi, dal verbo assapré = assaporare, assaggiare. I ragazzi di oggi usano il simil-italiano assaggé, che ormai è diventato di uso comune.

Ma loro hanno frequentato tutti obbligatoriamente le scuole medie. La generazione precedente si fermava alla scuola elementare, e perciò tramandava un dialetto meno contaminato.

Difatti se chiedete ad una persona anziana come si traduce il verbo in questione, vi risponderà senza esitare: assapré, assapréte,= assaggiare, assaggiato. Tuttavia anche i giovani di oggi, con la stessa radice, usano l’aggettivo saprüte, saporito, ricco di sapore, gustoso.

Ah, nell’elucubrare la nota etimologica stavo dimenticando di rivelare la soluzione dell’indovinello: il baccalà!

Ringrazio la lettrice Tonia Trimigno per il suo grazioso suggerimento

Filed under: Indovinelli

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