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U cazze ca non völe fòtte dïce ca tròve ‘i pïle pe nnanze.

U cazze ca non völe fòtte dïce ca tròve ‘i pïle pe nnanzepr.

Chiedo scusa per la frase un po’ troppo colorita…. Anche questo è dialetto. Credo che la traduzione sia superflua.

Il proverbio evidenzia il fatto che spesso colui che non ha voglia di fare qualcosa riesce sempre a trovare una scusa per non farla.

Con lo stesso significato si cita anche quel Detto dell’asino che non vuole bere.(←clicca)

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U, ‘U

U, ‘U art. = Il, lo

Articolo determinativo maschile singolare.

Preferisco scrivere ‘u, per indicare che è caduta la l: si dovrebbe dire, e talvolta si dice lu.

Ha anche funzione di pronome personale maschile di terza persona singolare, nella forma atona di eglilui, usata come complemento oggetto.

Quànne ‘u vute? = Quando lo vedi? Quando vedi lui?
T’agghje déte ‘u péne: com’jì ca nene te lu mànge? = Ti ho dato il mane perché non te lo mangi?

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Uaciüle

Uaciüle s.m. = Bacinella. catino


Catino, bacile, bacinella: recipiente per liquidi, largo, poco profondo, di uso domestico. In questo caso era sostenuta da un trabiccolo di ferro battuto chiamato pöte-uaciüle = porta-catino.

Anticamente era in rame e aveva un uso liturgico (come acquasantiera, o per abluzioni rituali, o per somministrare il Battesimo).

Quelli di uso corrente erano di ferro smaltato. Io ne ho visti di creta smaltata, della stessa pasta i piatti, e anche di porcellana fine.

Ora li fanno di pura plastica Moplen, ma nessuno li usa più, nemmeno per lavare il culetto ai neonati, perché in casa fortunata.

Mi hanno chiesto se la parola uaciüle reca già l’articolo accorpato al sostantivo.

Urge una nota linguistica. Veramente si dovrebbe dire ‘u vaciüle, (non ‘u aciüle) quindi l’articolo non è accorpato, ma è la pronuncia che trasferisce la ‘u’ dell’articolo trasformando la consonante iniziale.

Faccio un esempio, ‘guanto’ si traduce in guànde, ma con l’articolo è ‘u uànde.

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Uagnöne

Uagnöne s.m. e s.f. = Bambino, bambina.

L’individuo umano dalla nascita all’adolescenza.

Al plurale fa Uagnüne, inv.

‘ U uagnöne d’a putöje = l’apprendista artigiano

Dispr.Uagnunàstre = giovincello scapestrato, protagonista di malefatte.

Dim.Uagnungjille/uagnungèlle = adolescente; si usa anche per imputare a un giovanotto o una ragazza quasi adulti un atteggiamento puerile, non da adulti. Perciò sono ritenuti inaffidabili.

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Ualéne

Ualéne s.m. = Gualano

Lavoratore agricolo a contratto annuo, assunto nelle aziende dell’Italia meridionale. Termine derivato dal germanico waldmannwald=bosco mann=uomo.(Devoto-Oli).

Era inteso specificamente colui che mena bovini al pascolo. Insomma un nostrano cow-boy.

Caratterizzati da un vago odore di stallatico anche se con la persona e la biancheria pulite.

Come soprannome esistono Ualéne e Ualanjille.

Ricordo un certo Pasquéle ‘u ualéne. Mi piaceva l’assonanza fra il nome e il mestiere.

Nota fonetica.
Quando i termini dialettali che assomigliano a quelli italiani iniziano la “g” dura, vengono modificati.
Talvolta la “g” diventa “j”
Per esempio: gatta diventa jàtte; gamba diventa jàmme.

Talora invece la “g” cade e non viene proprio pronunciata.
Per esempio: guastare = uasté; guerra = uèrre; guanti =uànde; guarnizione = uarnezzjöne.

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Uardapàsse

Uardapàsse s.m. = Vipera, serpente velenoso.

Deriva da guardare e passare. Temutissimo rettile il cui incontro è comunqua da evitare. Siccome l’unico serpente velenoso che vive in Italia è la vipera, dev’essere per forza la Vipera aspis, diffusa su tutto il territorio italiano tranne che in Sardegna.

Recitavano i campagnoli: ‘u guardapàsse, addjì ca te mòzzeche addà te lasse = La serpe ti lascia (stecchito) nello stesso luogo ove ti ha morso; ossia l’effetto del suo veleno è talmente rapido che non ti consente di muoverti per cercare aiuto.

Notate che per evitare lo jato [in questo caso la ‘u dell’articolo e la u iniziale del sostantivo] la parola è stata pronunciata con la iniziale, che quando è seguita dalle vocali a, i, o, u, cade inesorabilmente.

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Uarnemjinde

Uarnemjinde s.m. = Finimento

Usato prevalentemente al plurale, il termina designa gli elementi che servono a sellare il cavallo o ad attaccare gli animali da tiro a carri, carrozze e sim., come ad es. il morso, le redini, le briglie, il ecc.

Come quasi tutte le parole che in italiano iniziano per GU perdono la G (uànde, uèrre, uasté = guanto, guerra, guastare). Deriva da guarnì = guarnire, completare, rifinire (da cui finimento).

Talora il termine allude agli “attributi” maschili.

Töne tutt’i uarnemjinde a poste = Costui è ben guarnito. È un vero “macho

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Uascèzze

Uascèzze s.f. = Abbondanza.

Abbondanza di cibo, a crepapelle.

A ufo.

Mangiare incontrollati.

Rimpinzarsi oltre misura, da fare schifo…

Sinonimo: sburdacchjamjinde

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Uasta-mestjire

Uastamestjire agg. = Arruffone

Dicesi di colui che si dà da fare in ogni modo, ma con mezzi modesti, perlopiù senza grandi risultati.

Significato letterale guasta-mestiere, ossia che non sa dare lustro al mestiere scelto.

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Uauàcce

Uauàcce s.m. = Ventriglio.

Negli uccelli, parte dello stomaco ricca di fibre muscolari, nella quale vengono sminuzzati i cibi più dur.

Si tratta anche di un soprannome locale

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