Categoria: G

Giannètte

Giannètte sf = smorfiosa, vezzosa

Dicesi di ragazzotta vivace, che vuole sempre mettersi in mostra, e al centro delle attenzioni.
In età fanciullesca è una bambina piena di moine e smancerie o anche propensa a fare dispettucci ai coetanei.

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Gràvede

Gràvede agg. = Pregna, gravida. Donna che è in stato di gravidanza.

In italiano corrisponde a gravida, aggettivo riferito a femmina dei mammiferi, che è in gravidanza.

Anche la femmina umana è, scientificamente parlando, un mammifero. Le nostre nonne usavano gràvede. pröne, prègne, non altra definizione. Retaggio della civiltà pastorale e contadina.

Insomma la donna in attesa era definita con lo stesso termine usate per le coniglie, le gatte, le scrofe, le giumente, le pecore, e tutti gli altri animali femmine.  Troppo riduttivo, anzi per me, è un po’ spregiativo. Le generazioni successive dicevano che la gestante si doveva accatté ‘u uagnöne = comprare il bambino.

Quelle attuali.usano ngìndeaspette ‘nu uagnöne.

Sepònde sté gràveda gròsse = La signora Siponta è incinta ed è all’ultimo stadio di gravidanza, è ormai prossima al parto.

Noi monellacci di strada, sulle note della marcia di “Garibaldi fu ferito….”, l’inno dei garibaldini, cantavamo una canzonaccia oscena in dialetto che mi astengo di trascrivere per intero. L’amore per il lessico dovrebbe farmi superare ogni titubanza, ma io sono un timidone….

Ecco il riassunto della storiella: una figliola confida alla madre il suo stato di gravidanza. E la madre chiede lumi.
Alla poveretta fanno pronunciare le parole con una accento un po’ diverso, come per mascherare la sua origine manfredoniana.

Scrivo solo la prima parte:

– Màmma mamme me sènde gràvede..
– Figghja fìgghje chi t’à mundate?
– M’à mundate ‘u Guardiane, sòtt’u pònde de Regnàne… 
ecc. ecc.

Mamma, mamma. mi sento incinta.
Figlia, figlia, chi ti ha fecondata?
Mi ha ingravidato il Guardiano sotto il Ponte di Rignano…

Anche qui si usano i verbi montare, ingravidare. Lo stesso linguaggio usato per le bestie.

Potrei anche trascrivere il seguito, ma non vorrei che i benpensati diano l’ostracismo a questo mio faticoso lavoro a causa di una sciocchezza….

Se qualche “mascalzone” della mia età conosce il resto della canzonaccia, lo faccia lui nella replica a questo articolo!

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Gemendé

Gemendé v.t. = molestare

Corrette anche le altre versioni gemendéje, ggemendé, aggemendé e aggemendéje

Un verbo niente affatto simpatico,  perché infastidire, importunare, tormentare qlcn può sfociare nel reato di “bullismo” o, peggio, di mobbing (molestie e minacce) purtroppo diffusisi in questi anni.

Nen gemendànne ‘u chéne, ca dorme, ca códde te mòzzeche = Non molestare il cane che dorme, perché quello ti morsica!

Maèstra, Giuànne m’aggeménde! = Maestra, Giovanni mi disturba.

Ne stanne a ggemendé i crestiéne! = Non infastidire (continuamente) le persone!

In questo caso anche “le persone” è un modo generalizzato per indicare se stesso, come vittima paziente  del rompiscatole.

Non riesco a trovare l’etimologia di questo termine. Una cosa è certa: gemendé non deriva dal sostantivo cemento!

Ecco la risposta del prof. Michele Ciliberti al quale rivolgo il mio vivo ringraziamento:
«Deriva dal latino “cimentare” col significato di provocare, sfidare. Oppure da “gemere” transitivo, cioè “far piangere qualcuno”, quindi, infastidire.»

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Gelèppe

Gelèppe s.m. = Glassa

La glassa è una preparazione di cucina, soprattutto di pasticceria, con cui si rivestono, in tutto o in parte, alcuni dolci con lo scopo di abbellirli o di esaltarne il gusto.

Generalmente si prepara adoperando zucchero e albumi montati a neve. Altre preparazioni richiedono solo zucchero e poca acqua.

Questo termine, come molti prodotti dolciari, proviene dall’arabo gulab .

Da noi serve per ricoprire scarielle  e tarallini alle uova (vedi foto), tipici dolci pasquali fatti in casa.

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Grunghelé

Grunghelé (o Grunnelé) v.i. = Russare fragorosamente.

Etimo sconosciuto, forse onomatopeico (gru-gru-gru). Mia moglie chiese al medico di famiglia se poteva dare a me un rimedio efficace contro il mio assordante concerto notturno. Questa la risposta immediata del nostro dottore: “Signö, skàffele ‘na stambéte!”.

Due sono i casi: o davvero non esiste rimedio, oppure il nostro amico medico non è aggiornato.
In effetti il cerotto sul mio naso non serve a niente, e mia moglie si alza con le occhiaie sempre più marcate…
Ragazzi, è un problema che non va preso sottogamba: rischiamo il divorzio dopo 42 anni di matrimonio felice!

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Grummé

Grummé v.t. = Ruminare

Tipica delle bestie ruminanti: ossia masticare il cibo per la seconda volta, rigurgitandolo a poco a poco dal rumine (1.rumine-2.reticolo-3.omaso-4.abomaso).

Scherzosamente si allude alle persone che mangiano senza sosta.

Sté a grummé sèmbe de füle = Sta a ruminare in continuazione

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Grotte ‘i mùnece (‘a)

La gròtte ‘i mùnece top. = La grotta dei frati.

Si tratta di una cala sabbiosa, ed era usata dai fraticelli e dagli allievi del Seminario d’estate per le loro abluzioni, almeno fino agli anni ’60, perché un po’ isolata verso Calafico.

Aveva un accesso un po’ difficoltoso, che tuttavia non spaventava i giovani studenti, che vi giungevano in fila come tanti soldatini, con le loro tuniche scure.

Aveva il vantaggio di essere isolata, lontana da sguardi indiscreti. La “grotta” era dotata di una sorgente di freschissima acqua salmastra, che consentiva una doccia naturale per torgliersi di dosso la salsedine dell’acqua marina.

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Grogrè 

Grogrè s.m. = Gros-grain

Termine tecnico di sartoria.

Indica un nastro di altezza variabile fino a 10 cm, di tela a grana grossa (da cui il francese gros-grain), piuttosto rigido, usato per irrobustire la fascia superiore delle gonne, corrispondente al giro vita.

Viene cucita nel risvolto, in modo che non rimanga a vista.

La pronuncia manfredoniana è quasi uguale a quella francese

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Gréndìnje

Gréndìnje s.m. = Granoturco, Mais

Il mais (Zea mays) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Graminacee (tribù delle Maydeae).

La pianta proviene dall’America centro-meridionale ed il suo nome ha origine arauca (maiz).

Portato in Europa da Cristoforo Colombo. Nel corso degli ultimi secoli la sua coltivazione si è diffusa in tutto il mondo. Il nome dialettale, alla lettera, significa grano d’India. come ‘i pepedigne(paperone=pepe d’India e i fechedìgne = Fico d’India. Sono prodotti arrivati dalle Americhe, chiamate, subito dopo la loro scoperta, Indie Orientali.

Per riferirsi al mais in lingua italiana si utilizzano perlopiù sinonimi diversi, tra i quali granturco o granoturco, granone, formentone, formentazzo, grano siciliano, melica o melega, biava; quasi tutti derivati da dialetto locali o lingue minoritarie

Nelle nostre zone era coltivato per ricavarne becchime. Nel Nord Italia prevalentemente per l’alimentazione umana e in tempi più recenti per ricavarne olio di semi abbastanza apprezzato.

(Foto di Umberto Capurso)

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Gregnéle 

Gregnéle s.m. = Latterino

Sono detti anche grugnéle o grugnalètte, per la loro piccola conformazione. (clicca sull’immagine per ingrandirla)

Con il nome di latterino (Atherina hepsetus), si identificano dei piccoli pesci dalla forma simile alle alici.
Hanno il corpo affusolato e la pelle ricoperta da piccole squame.
Presentano il dorso verdastro con riflessi metallici, il ventre bianco latteo e sui fianchi fascia argentea brillante.

Vivono a branchi in mare e alle foci dei fiume. Esistono anche i Latterini lacustri (Atherina boyeri) che prosperano in acque dolci.

Fastidiosi da pulire, ma squisiti specialmente preparato in frittura.

Cercando in rete ho trovato le varie denominazioni dialettali italiani:
Acquadela, Acquadella, Anguela, Argentine, Attarina, Augurette, Aunelle, Capassun, Cchialone, Chernelett, Cheunau, Cicinejie, Cicinelle, Curanedda, Curnale, Curnale capechiatte, Curunedda, Curunedda mazzaruta, Geral, Grugnale, Grugnalett, Lattarina, Lattarone ‘nguarelle, Latterino sardaro, Lavone alicino, Lavone capochiatto, Mazzoja, Minoscia, Muccu, Muscioli, Muscioni bocca abentu, Muscioni connaru, Sicretu, Tistazza.

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