Categoria: O

Ògne

Ògne s.f e cong. = Unghia, ogni

Ogne s.f. = Unghia: formazione cornea laminare che riveste l’estremità dorsale delle dita di numerosi anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, con funzione di difesa e offesa.
Quelle delle donne dall’età di 15 anni e fino alla vecchiaia, sono perennemente coperte da uno strato di vernice variamente colorata (l’ògne appettéte). Coloro, stranamente, credono di sembrare più attraenti, anche se le unghie sembrano artigli quando sono dipinte con lo smalto nero.
Qualcuna con un po’ di buonsenso le dipinge con lo smalto trasparente per lasciare il colore naturale. Nessuno se ne accorge, ma hanno lo stesso la copertura artificiale “protettiva”..

Ogne agg. = Ogni. Ecco con vari esempi, alcuni significati sia in lingua, sia in dialetto:

Ogne cuccuésce jì bèlle p’a mamme = ciascuna civetta è bella per sua madre (nonostante la sua bruttezza)
A ogne möde = comunque
-Ogne-e- jùrne = Ogni giorno, sempre
-Ogne-e-tànde = Ogni tanto, talvolta.
-Ognüne-ognüne = Ognuno, ciascuno, tutti.

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Ogne àneme desìdere

Ogne àneme desìdere loc.id. = Aspirare

Alla lettera significa: ogni anima desidera.

Ma, cosa desidera? Faccio qlc esempio.

In una numerosa comitiva, c’è un ragazzo (o una ragazza) spaiato. Gli altri sono impegnati nelle loro effusioni, e questo poverino non ha nessuno con cui affiatarsi, resta isolato, immusonito, triste, solitario.

Immancabilmente uno degli amici se ne accorge, e gli fa una domanda un po’ stupida: Cum’ì ca stéje acchessì = Perche sei così (solitario)?

Eh, ogne àneme desìdere. = Eh, ognuno desidera un po’ d’amore.

Altro esempio: quando gli ormoni tumultuano, e si non trova come calmarli, è ovvio che il desiderio sale alle stelle…Ogne aneme desìdere

Altro esempio ancora: io ho un’automobile scassatissima, e come tutti quelli che si trovano nelle stesse condizioni, vorrei averne una che sia un po’ meno catorcio…Beh, ognuno ha le sue aspirazioni: ogne àneme desìdere!

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Ognüne ce pröje ‘u Sànde süje

Ognüne ce pröje ‘u Sànde süje loc.id= Salti chi può

Il significato di questa asserzione evidenzia l’efficacia della “raccomandazione”, il malvezzo amato/odiato forse solo italiano.

Cioè: non avere invidia della mia posizione, può essere che sia frutto del mio merito, o della mia sorte, o anche dell’appoggio di qualcuno evidentemente molto autorevole.

Se hai anche tu “cartucce da sparare”, “santi in Paradiso”, “chiavi che aprono” “calci in culo” non farti scrupolo di usarli. Ognuno ricorre ai “potenti” (politici o ecclesiastici) per ottenere una efficace “spintarella”.

Tutto questo mi dà il voltastomaco, credetemi, ma è da secoli che in Italia le cose funzionano a questa maniera.

Allora ognüne ce priàsse ‘u sànde süje….= che ognuno ricorra al suo protettore.

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Oh fìgghje!

Oh fìgghje! escl. = Oh, figlio!

Variante: Uh, fìgghje müje! o anche Códdu fìgghje!, o Figghjarjille! (femm. figghjarèlle!)

È un’esclamazione propria di affetto, di solidarietà, rivolta verso qualcuno che si è fatto male o che si lamenta per qualche torto ricevuto.

Se il frugoletto, cadendo, comincia a frignare (anche se non si è sbucciato alcun ginocchio), la mammina lo solleva, lo abbraccia premurosa e gli sussurra con voce lamentosa: Oh fìgghje!.
Segue un cerimonia consolidata:
a) un bacio taumaturgo sulla parte dolorante che rimuove istantaneamente qualsiasi sofferenza anche futura:
b) una dose vendicativa di pedate al pavimento “cattivo” colpevole di aver provocato il ruzzolone con accompagnamento vocale : “Tèh, tèh!, Cattiiivo!””

Talvolta l’esclamazione diventa uno scherno, per beffeggiare gli adulti che si lamentano per ogni minima contrarietà che la vita riserva a tutti i viventi.

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Óh!

Óh! escl. = Ehi!

Si usa per richiamare l’attenzione di qcn. in tono amichevole, minaccioso, o per rispondere a qlcu che chiama da lontano.

Viene pronunciata lunga con la vocale O molto chiusa, quasi U.

La tipica esclamazione manfredoniana; Óh che vvè truànne tó da mè? = Ehi, ma cosa pretendi tu da me?

 

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Ombre

Ombre s.f. = Ombrina, spettro, ombra.

1) – L’Ombrina (Umbrina cirrosa) è un pesce marino della famiglia Sciaenidae, comune nel Mediterraneo, dalle carni molto apprezzate. Raggiunge anche dimensioni notevoli fino a 100 cm.
Si nutre di invertebrati che cattura nella sabbia grufolando in piccoli gruppi. Le sue prede preferite sono crostacei, molluschi (soprattutto cannolicchi) ed echinodermi (ricci di mare). Essendo eurialino, penetra frequentemente nelle foci dei fiumi e nelle lagune adattandosi alle acque salmastre. Caratteristica la livrea argentata con strie oblique. Le pinne sono giallastre scure o beige, con bordi scuri, e anche l’opercolo branchiale è bordato marcatamente di nero.
Il termine ombre riferito a questo pesce è piuttosto desueto in quanto si è modificato nel tempo, ed è usato solo dagli anziani. Infatti i pescivendoli di oggi la chiamano Umbrïne, (grafia omofona umbrüne), quasi come il nome latino assegnatole da Linneo nel 1758.

2) – Ombre s.f. = Spettro, fantasma, spirito.
Nen passéte sòtt’ ‘u castjille ca ce vöde l’ombre! = Non passate sotto il Castello perché compare il fantasma! Ma noi monelli smaliziati non ci abbiamo mai creduto!

3) Ombre nel senso di frescura è un termine piuttosto recente.
Me so’ misse all’ombre = Mi sono messo all’ombra. Fino agli anni ’60 si diceva: me so’ misse au friške (al fresco);

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Onne

Onne s.f. = Onda

Oscillazione di una massa d’acqua che si alza e si abbassa al di sopra e al di sotto del livello di quiete per l’azione del vento.

Quando l’oscillazione è più intensa, in italiano si dice al plurale i cavalloni i marosi.

In dialetto l’onne so’ jèrte = Le onde sono alte.

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Oppüramènde

Oppüramènde agg. = Oppure, altrimenti

Parte del discorso con funzione disgiuntiva, indica un’alternativa o un’opposizione.

È rafforzata rispetto a quella della semplice congiunzione o: jüne o l’ate = Uno o l’altro.

Mi sembra un po’ una fusione di ‘oppure’ e ‘altrimenti’.

Döpe mangéte o ce jéme a coleche, o juchéme ai carte, oppüramènde ce facjüme ‘na camenéte = Dopo cena o ci mettimo a letto, o giochiamo a carte, oppure ci facciamo una passeggiata.

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Orchèstre

Orchèstre s.f. = Palco, cassa armonica

Da non confondere con l’Orchestra formata da persone che suonano strumenti musicali.

Nelle sagre dei paesi del sud Italia con questo termine si intende quella pedana circolare si legno, smontabile, sulla quale si posizionano i suonatori di strumenti a fiato delle bande cittadine locali o ospiti per l’esecuzione di musica lirico-sinfonica nelle piazze, all’aperto.

Solitamente è sormontata da una cupola, anch’essa di legno sorretta da colonnine e arricchita da numerosissime lampadine. Ha la stessa funzione della cassa armonica degli strumenti a corda, ossia di amalgamare e intensificare i suoni sfruttando il fenomeno fisico della risonanza.

D’altra parte in italiano quella parte della platea antistante il palcoscenico riservata ai musicisti che partecipano all’esecuzione della sezione musicale di uno spettacolo teatrale si chiama ugualmente orchestra (anche buca dell’orchestra, o golfo mistico).

Ce vöte ca momò vöne ‘a Fèste, già jì arrevéte l’orchèstre = Si vede che fra poco si avvicina la Festa patronale, è già montata la cassa armonica.

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Óseme

Óseme s.f. = Usma

Si pronuncia con la “ó” stretta, quasi una “u”.

La usma, termine un po’ desueto, specifico degli appassionati dell’arte venatoria, è l’odore lasciato sul terreno dall’animale selvatico.

Linguisticamente (in italiano soltanto, perché in dialetto non esiste il verbo corrispondente) deriva da “usmare”, ossia seguire la traccia odorosa.

È quello che fanno i cani da caccia ca sèndene l’óseme, che sentono l’odore della selvaggina, seguono la traccia e guidano il cacciatore verso la preda.

Sendì l’óseme, figuratamente, significa fiutare un pericolo, andare a lume di naso, accorgersi per sensazioni che qlcs non va, insospettirsi, mangiare la foglia.

Simile a sendì l’addöre de jàrse = sentire puzza di bruciato.

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