Tatte nìrje appüse stöve, Tatte rósse ‘ngüle vattöve

Tatte nìrje appüse stöve,
Tatte rósse ‘ngüle vattöve

“Coso” nero appeso stava, “coso” rosso in culo (gli) batteva.

Diciamo che quel “Tatte” è intraducibile, perché come tanti altri termini dialettali (vedi pindalosce) non significano nulla, ma servono per “prolungare” la frase e dare ritmo all’enunciato.

Difatti se ne può fare a meno, senza alterare il significato di questo simpatico indovinello.

La soluzione è ‘a cavedére jìnd’u fucarüle = il paiolo dentro il caminetto

Quando non c’era il gas le nostre nonne cucinavano usando un paiolo, annerito, che si sospendeva sul fuoco di legna ad un gancio che pendeva all’interno della cappa del camino.

Il pentolone annerito dal fuoco è il Tatte nìrje. Invece il fuoco che gli lambisce il fondo è Tatte rósse.

Una faticaccia per le nostre nonne che dovevano stare attente ad evitare cadute di fuliggine dal camino nelle pietanze in cottura. Il pulitissimo gas butano in bombole fece la sua comparsa nel 1950 e soppiantò rapidamente la legna nella cucina.

Nota linguistica.
Il termine vattöve, tempo imperfetto del verbo vàtte = battere, è piuttosto antiquato. Da piccolo ricordo sempre la versione bàtte (come battepànne) nel senso di battere, pulsare, o abbàtte col significato di demolire e di sconfiggere qlcn nella lotta.
Ringrazio Tonia Trimigno per il suo suggerimento.

Filed under: Indovinelli

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