Lanapènne

Lanapènne s.f. = Nàcchera, Gnàcchera, Cozza-pinna, Stura.

lanapenneMollusco bivalve (Pinna nobilis) della fam. delle Pinnidae, che vive solo nel Mare Mediterreaneo. Può raggiungere dimensioni ragguardevoli, fino a 100 cm. di lunghezza. La sua raccolta è vietata dal 1999. Essendo edule, trattandosi di un mollusco filtratore, è estremamente rischioso mangiarlo in quanto accumula assorbendoli dal mare grandi quantità di inquinanti e patogeni.

Sulla punta ha un ciuffo di fili morbidi come seta, con cui si attacca al fondo marino. Questi fili, sottili e robusti, costituiscono il materiale con cui si fabbrica il filamento detto bisso marino, utilizzato in passato specialmente in Sardegna per la tessitura di preziosi indumenti dai colori cangianti.

Questo ciuffo, una volta asciugato era molto morbido, come un pennello di lana (forse da qui in nome lanapènne = lana della pinna).

Era ritenuto dalle nostre nonne un potente analgesico contro il mal d’orecchi. Bastava passarlo alcune volte sulla parte dolente, et voilà, il dolore scompariva all’istante. Io sono convinto che funzionava meglio di Efferalgan, perché non aveva alcun effetto indesiderato!

La pesca a strascico e l’inquinamento delle acque hanno praticamente contribuito a mandare quasi in estinzione questa pinnide dall’Adriatico.

Le carni, quando non esistevano questi impedimenti, erano molto apprezzate dai Manfredoniani, specialmente praparate in “ammollicata”.
Io ricordo di averne visto qualche esemplare prima degli anni ’60, ma di non averne veduti né mai più.

Qualche marinaio lo chiama anche lanjapènne o lajnapènne.

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