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Vüje de San Giàcheme Jalìzzje

Vüje de San Giàcheme Jalìzzje s.f. = Galassia, Via lattea

Alla lettera si traduce come “Via di San Giacomo di Galizia”, che sarebbe il famoso “Cammino di Santiago di Compostela”, la città della Galizia (Spagna) che attrasse fin dal Medioevo pellegrini da tutta Europa.

Ma che c’entra San Giacomo con la Via Lattea?

Esistono diverse leggende popolari sulla presenza della Via Lattea nel cielo stellato. Riporto testualmente le parole del dott. Matteo Rinaldi (cui va il mio sentito ringraziamento) che si riferiscono alla leggenda diffusa fra noi Pugliesi:

«Nel nostro Tavoliere, caratterizzato soprattutto dalla sua prevalente attività agricola, quella Galassia veniva quasi sempre attribuita ad una scia di paglia che un antico carrettiere aveva perso dal suo carro (una volta veramente per il trasporto della paglia si usava il cosiddetto carrettöne che era più capiente del carro) mentre faceva ritorno verso la montagna.
Un tempo, la paglia scarseggiava nei territori montani e la si andava a recuperare nelle campagne del Tavoliere, in quelle campagne che facevano parte, con un termine onnicomprensivo, della “puglia”»

Mio padre (classe 1901) me la raccontò arricchita di un particolare: il carrettiere era “San Giàcheme Jalìzzje” in persona e la paglia era stata rubata in una masseria della Puglia piana. Gesù gli ordinò di restituire immediatamente il maltolto e per percorrere a ritroso lo stesso itinerario, dato che ormai era notte, la scia di paglia perduta in precedenza divenne luminosa per consentirgli di compiere l’azione riparatrice in tutta sicurezza.

Ovviamente mio padre non aveva idea, nemmeno lontanamente, dell’esistenza della Galizia sulle rive spagnole dell’Atlantico. riteneva Jalizzje o Vijalìzzje fosse il cognome o il soprannome dell’Apostolo San Giacomo.

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Sparètte

Sparètte s.f. = emanazione di luce, irraggiamento solare, sprazzo di sole.

Viene definito sparètte un gradevole raggio di sole, specie nella stagione invernale, allorquando fa capolino attraverso uno squarcio di nubi nel cielo coperto.

Trovandosi all’aperto, ci si sofferma volentieri a farsi scaldare sotte ‘a sparette de söle, specie se si incontra qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere.

Ho sentito pronunciare sprètte, probabilmente per influenza di dialetti viciniori.
In Calabria dicono spère ‘i sole
In Romagna sprai ad sol

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Arte

Arte s.f. = mestiere
Arte viene usato prevalentemente al posto di mestiere, per indicare un’attività manuale svolta continuativamente per procacciarsi un guadagno.
Ecco alcuni modi di dire riferiti all’arte:

Nen töne che arte fé. = Non sa come impiegare il suo tempo.

E queste jì l’arta tóve! De jì sfrecanne ‘i crestjéne! = Solo questo sai fare! Andare a molestare la gente!

Nen tenì nè arte e nè parte = Non saper fare nulla e per giunta non aver alcun cespite.

In questa locuzione, parte è usata in modo figurativo e fa riferimento al linguaggio giuridico per evidenziare che quel disgraziato non ha ricevuto alcuna quota dell’eredità, perché escluso dalla successione.
Parte può anche essere un ruolo teatrale (‘a parte de ‘nu vècchje), o un brano musicale per solista (‘a parte assöle)

Insomma arte e senza parte non si è nessuno.

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Lazzarèlle

Lazzarèlle s.f. = Azzeruolo

Trattasi di un frutto della pianta (Crataegus azarolus ) della famiglia delle Rosacee, originaria dall’Asia Minore, diffusa in tutti i Paesi che affacciano sul Mediterraneo.
Praticamente dello stesso genere del biancospino (Crataegus monogyna). Legno duro e dalle spine lunghissime.

Per secoli fu coltivata come pianta ornamentale come albero alto fino a 4/5 metri. Infatti ha fiori bianchi, fogliame verde e frutti rossi vivi (a maturazione) che le conferiscono un aspetto gradevole.
Allo stato spontaneo si presenta in cespugli o arbusti.
Da ragazzi ne facevamo incetta nelle zone pedemontane (Macchia o Sotto Pulsano) perché i suoi piccoli frutti sono molto dolci e contengono pochi semi.

Nomi locali:
Lazaret – Lombardia
Nzalori o Lanzaroli – Sicilia
Lazzerini – Emilia
Natola – Liguria
Lazzarolo – Lazio, Abruzzo e Campania.

Nota scientifica:

«L’azzeruolo è una delle fonti naturali più importanti di vitamina C. Le azzeruole hanno la caratteristica, se consumate fresche, di essere dissetanti, rinfrescanti, diuretiche e ipotensive; la polpa, nello specifico, ricca di vitamina A, ha proprietà antianemiche ed oftalminiche.»

(fonte Wikipedia)

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Paste

Paste s.f. = pasta

Come in italiano, il sostantivo “pasta” ha diversi significati.

1. Paste =  prodotto delle pasticcerie. Esistono nelle varietà paste frešche (glassate, variamente farcite di crema, panna, o cioccolato) e paste sècche (con mandorle, canditi, cacao o altre golosità). 

2. Paste =  alimento di semola, anche in questo caso fresca (recchjetèlle, ‘ndurce, mèzze fainèlle, làine,  ecc.) o secca (lenguïne, züte, pènne, tubbettüne, scorza-nucèlle, falatille, mìzze-züte, ecc.)

3. Paste = impasto di farina acqua e lievito per fare  pane, pettole,  focacce e panzerotti.

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Donzèlle

http://www.parliamomanfredoniano.it/cazze-u-re/Donzèlle s.f. = Pesce donzella, girella, pesce carabiniere

La donzella fa parte di una specie (Coris julis) comune nei nostri mari e nell’Atlantico orientale.
In età adulta le donzelle raggiungono una lunghezza massima di circa 20 cm.

Curiosamente nascono tutte femmine con una colorazione molto vivace. Dopo un certo periodo,  per uno strabiliante effetto di ermafroditismo latente,  diventano maschi, cambiano il colore che così tende a toni scuri..
Ma a noi che ci importa se sono maschi o femmine quando nella frittura rispondono alle aspettative?

Viene apprezzato in gastronomia solo in umido, assieme a crostacei e ad altri pesci, o nelle fritture miste “di paranza”.

Sullo stesso argomento ho inserito l’articolo più particolareggiato intitolato «‘U cazze ‘u rè»(← clicca sul blu.

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Razzètte

Razzètte s.f. = Capezzale, immagine sacra

Sulla parete a testa del letto, generalmente nei Paesi di tradizione cattolica, si appendeva un Crocifisso oppure un’icona sacra, come per impetrare dal Cielo la protezione sulla famiglia.

In questo caso (ossia parlando di immagine), a volte il quadretto era retroilluminato, oppure a bassorilievo, e rappresentava la Sacra Famiglia, o una Madonnina, o un Santo protettore.

Il nome razzètte, è il diminutivo di razze, che facilmente è una corruzione del sostantivo arazze = arazzo, la cui iniziale era intesa come l’articolo femminile (arazze = ‘a razze).

Nei tempi antichi in alternativa alla razzètte si usava appendere ‘u scaravatte, più impegnativo come peso e come dimensione. Per saperne di più cliccate qui).

Ai nostri giorni il capezzale è adornato con immagini astratte o con gigantografie di paesaggi esotici. No comment.

Nota fonetica:
La doppia zeta di razzètte si pronuncia “sorda” (come mazze, pèzze, puzzètte).
Da non confondere con rezzètte = ricetta, dove la doppia zeta si pronuncia “sonora” come in ‘nzèrte, ‘nzunne, lenzöle

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Addòbbje

Addobbje s.f. = Narcosi, anestesia

Il termine deriva dal latino, ad-opium.  In italiano antico si usava il sostantivo “alloppio” (chiaro riferimento all’oppio) per indicare il sonnifero.

Qualcuno la chiama ‘a ddobbje, come se la ‘a’ iniziale fosse l’articolo

Da addòbbje deriva il verbo addubbjé = narcotizzare, anestesizzare. verbi usati ovviamente negli interventi chirurgici, piccoli o grandi. 
Addubbjé ‘na parte = anestesia locale.
Addubbjé tutte quante = anestesia totale. 

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Muffardarüje

Muffardarüje s.f. = Sozzeria, sporcizia


Principalmente riferito alla sporcizia domestica che si accumula trascurando la pulizia quotidiana specie nella cucina e nel bagno.
Deriva da (clicca→) Muffarde.

Jì cchjù mmègghje ca fé a ‘a pòlve tutt’i jurne, ca se no ‘a muffardarüje crèsce sèmpe de cchjó! = È meglio che spolveri tutti i giorni, altrimenti la sporcizia cresce sempre di più.

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Sunagghjére

Sunagghjére s.f. = Sonagliera

Striscia di cuoio o di tela cui sono fissati una serie di sonagli, che si pone al collo degli animali da tiro o da soma per segnalarne la presenza o il passaggio.

Il lodato vocabolario Caratù-Rinaldi lo definisce «pendente a sonagli con campanelli e bubboli (= scescelècchje←clicca) il  collare del cavallo».

Aggiunge anche: «In posti viciniori al nostro territorio, questo sonaglio è detto anche andecore forse perché viene posto sotto il cuore del cavallo dandogli la forza nel trainare il peso».

Il sostantivo andecore (o vandecore) nel Sud Italia indicava qualsiasi affezione cardiaca. Quindi il posizionamento dei sonagli era intesa come unasorta di prevenzione.

Ringrazio il dott. Rinaldi per il prezioso suggerimento.

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