Tag: sostantivo femminile

Sàveze

Sàveze s.f. e agg. = Salsa; salmastro

1 – Sàveze – s.f. Nel significato comune è la polpa di pomodoro privata dei semi e della buccia e opportunamente trattata, ossia la classica passata di pomodoro industriale.
Generalmente quella fatta in casa – priva di conservanti e di altre sostanze – serve come riserva invernale, previa bollitura a bagno-maria in bottiglie o recipienti a chiusura ermetica.

2 – Sàveze – agg. Riferito specificamente al sapore salmastro delle acque sorgive che sgorgano lungo la scogliera. Cito una per tutte l’acqua sàveze della sorgente Acqua di Cristo.

Talvolta dai pozzi artesiani, perforati nei campi allo scopo di intercettare polle d’acqua sotterranee, emerge acqua sàveze = acqua salmastra, se non addirittura salata.

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Lattüche de mére

Lattüche de mére s.f. = Lattuga di mare

Trattasi di un’alga (Ulva lactuca) molto comune anche nel nostro mare. Era usata dai pescatori, quando non esistevano sistemi refrigeranti, per coprire le cassette dei pesci allo scopo di tenerli umidi e così prolungarne la freschezza.
Ho letto che nei Paesi nordici (Scozia, Danimarca, Irlanda, Scandinavia) e in Indonesia viene mangiata come l’insalata orticola.
(Foto Amilcare Renato)

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Temènze

Temènze sf = Timore, soggezione, rispetto, riguardo

Indica uno stato d’animo interiore, come di trepidazione, di soggezione, di rispetto, di apprensione.

Un sostantivo che sta scomparendo. Peccato perché ha un bel suono ed è comprensibile anche se lo si sente per la prima volta, a causa della stessa radice di “temere” da cui deriva.
Era usato nell’italiano antico: infatti si trova proprio “temenza” a partire da Boccaccio nel XIV secolo, e credo fino agli scrittori del Novecento. Trovo che sia un termine elegante.

Nel nostro dialetto era usato fino alla generazione precedente l’attuale, ossia fino agli ani ’60. .

Nen töne temènze de nesciüne = Non ha timore di nessuno.

Ricordo che mia madre quando mi rimproverava per qualche marachella, commentando il mio atteggiamento un po’ di sfida, diceva che io avevo pavüre senza temènze = paura senza timore. Ossia che la mia “paura” era solo finzione…
Ma ero in età pre-scolare e mi fu risparmiata più di una volta la meritata sculacciata.

Ringrazio l’amico Nardino Mastroluca per il prezioso suggerimento.

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Tafanèlle

Tafanèlle s.f. = segreti, pensieri reconditi, desideri “in pèctore”.

Un sostantivo usato sempre al plurale.
In italiano esiste una locuzione che si avvicina a tafanèlle, termine ormai desueto, e conosciuto solo dagli ottuagenari: cioè “scoprire gli altarini” = scoprire o svelare i segreti altrui.

Códde Mattöje sépe tutt’i tafanèlle = Costui, Matteo, sa tutti i (miei/tuoi/nostri) segreti.

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Giannètte

Giannètte sf = smorfiosa, vezzosa

Dicesi di ragazzotta vivace, che vuole sempre mettersi in mostra, e al centro delle attenzioni.
In età fanciullesca è una bambina piena di moine e smancerie o anche propensa a fare dispettucci ai coetanei.

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Fetècchje

Fetècchje s.f. =  Porcheria

Si usa questo termine, usato per lo più in marineria, per indicare robaccia, schifezze e altre sozzure che trovano nelle reti
salpate assieme ai pesci.

Il sostantivo può derivare da un accavallamento di fetenzia e schifezza…

Usato anche spregiativamente come aggettivo per biasimare e deplorare il comportamento di persona cattiva, vile, sleale.

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Tursèlle

Tursèlle s.f. = Cavolo rapa

È una varietà dei cavolo (Brassica oleracea gongylodes). Poco diffuso da noi.
Può essere mangiato cotto come una una qualsiasi verdura, ma anche crudo  in insalata, a fettine sottili o à la julienne. Ha un sapore simile a quello dei ravanelli, e possiede molte proprietà ed elementi nobili, tra cui il fosforo, oltre che un quantitativo elevato di vitamina C e poche calorie.

Il termine dialettale (può anche pronunciarsi turzèlle) trae la sua origine da (clicca→) tórse = torsolo, inteso specificamente come il torsolo delle cime di rape, di cui ricorda il gusto e l’odore quando lo si assapora crudo.

Riporto testualmente quanto pubblicato da “Valfrutta-Coop.Agricola” su questo ortaggio.

«Altra interessante varietà di Brassica oleracea [tra le sue numerose varietà troviamo il comune cavolfiore il cavolo cappuccio e la verza ndr], il nome scientifico del cavolo rapa è Brassica oleracea gongylodes.
Anch’esso originario del bacino del Mediterraneo e dell’Asia centrale, il cavolo rapa forma un apparato radicale a fittone ma, a differenza degli altri cavoli, meno sviluppato; il fusto sviluppa una parte ingrossata detta torso (impropriamente chiamata rapa) dalla consistenza carnosa e dal colore che può essere bianco, verdastro o violaceo e che è la parte commestibile della pianta, capace di raggiungere anche 1 kg di peso. Dal torso si formano foglie lungamente picciolate (anche oltre i 15 cm), lobate, di colore verde più o meno vivo o violacee e ricoperte da sostanze cerose tipiche delle varietà di B. oleracea.»

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Pàbbele

Pàbbele s.f. = Favola  raccontino

Una storiella interminabile, che si arricchisce di particolari man mano che si racconta, inventata al momento, magari a commento di un episodio di cronaca realmente accaduto in ambito politico, sociale, sportivo, lavorativo, ecc.

Talvolta l’espressione pàbbele e frecàbbele si usa per indicare un allegra serata trascorsa tra amici a raccontare storie, vere e inventate, all’insegna dell’allegria, del cibo e del buon vino.

A parte l’assonanza fra questi due termini (si usa spesso in dialetto come in storje e patòrje…,  mamùrce p’i ndurce,… nannùrche abbasce a l’urte… ecc.), il sostantivo pàbbele, che è usato sempre al pluralesignifica proprio favole.

 

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Vusjire

Vusjire s.f. = Visiera

Breve falda del berretto sporgente solo davanti, usata come riparo dal sole e anche dalla pioggia, in cappelli e berretti, soprattutto sportivi e militari. Molto usata per i copricapi invernali dette “coppole” usate dagli uomini del Sud,
Le visiere sono ben sporgenti nei berrettini estivi.

 

Tesa di celluloide o di plastica trasparente ma fortemente colorata che, applicata alla testa mediante un elastico, serve a difendere il viso da luce troppo viva (portata soprattutto da saldatori, da sportivi, da registi e operatori cinematografici e televisivi, ecc.)

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Ardüche

Ardüche s.f. = ortica

L’ortica (Urtica dioica) è un’erba infestante diffusa in tutto il mondo. “Si trova frequentemente nei terreni azotati, ad esempio tra le macerie e i luoghi incolti, vicino ai centri abitati, o nei lati più umidi e ombrosi dei boschi, dal mare alla montagna” (Wikipedia)

È un pianta erbacea della famiglia delle Urticacee con numerose specie diffuse n tutto il mondo, dalle zone tropicali a quelle temperate. Quasi tutte sono dotate di temibili peli urticanti sul fusto e sulle foglie.

Trova largo uso in erboristeria per le sue qualità antinfiammatorie e diuretiche.

Ho scoperto con raccapriccio che l’ortica è usata anche in gastronomia perché – udite udite! – alcuni la mangiano (dopo averla lessata) nei ripieni dei ravioli, nei risotti, o nel pesto con pinoli e pecorino, al posto del tradizionale basilico.

Ce la mangiàssere löre!

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