Purté ‘a paröle

Purté ‘a paröle loc. id. = Fidarzarsi ufficialmente

Sono cose d’altri tempi. I genitori dello sposo si recavano in casa della futura sposa per la prima volta per conoscere i suoi familiari e magari stabilire le condizioni reciproche di dotazione.

Per prima entravano nella casa della sposa i futuri suoceri. Parlottavano un po’ con i consuoceri, e se tutto filava come ci si aspettava, il papà della fanciulla le diceva che il ragazzo poteva entrare, perche veniva “accolto” nella nuova famiglia.
Subito la donzella si affacciava all’uscio e invitava ad entrare il giovanotto emozionato in trepidante attesa sulla strada.

Rosolio e pizzarelle. Poi veniva consegnato dalla suocera un anellino e una collanina alla futura sposa.

A volte c’era una persona che aveva fatto da tramite. Costei o costui recitava quasi come una poesia di presentazione:

“Cóste jì ‘u giòvene, quèsta jì ‘a giòvene!
U giòvene jì fatiatöre e sesteméte de chése.
A giòvene jè ‘ndre chése, aggarbéte, e setuéte!
A paröla möje ‘ndèrre nen m’jì cadüte”.

Ossia: questo è lo sposo e questa è la sposa. Il ragazzo è lavoratore e possessore (addirittura di una) casa. La ragazza è casalinga, garbata, laboriosa e ben sistemata (economicamente). La mia parola non è mendace (Mado’ che parola!) ossia non dico falsità.

C’erano addirittura i ringraziamenti dei quattro consuoceri per aver fatto combinare questo matrimonio tra i loro figli:

Cumbé/cummé, n’dabbaste a rengrazzjé! = Compare/comare, le parole non sono sufficienti per esprimerti i nostri ringraziamenti.

Io intanto ringrazio Enzo Renato per il suggerimento.

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1 Comment

  1. Scrive Lino Brunetti
    «Era anche in questi frangenti che si parlava, o almeno si accennava, alla dote dei promessi sposi.
    Porta a rrobbe a quaranta, a trenta.
    Avrà l’appartamento intestato alla sposa o allo sposo, oltre al contante!
    Se poi erano “ziti scappati” allora succedeva che uno dei genitori della sposa, in genere il padre, annunciava che, a causa della fuga, non avrebbe ricevuto la dote prevista ma inferiore o niente.
    La madre della sposa iniziava la manfrina del pianto, finché qualche parente si intrometteva e cercava di addolcire il padre!
    “Proprio perché siete voi!” rivolto ai genitori dello sposo, e pace era fatta.»

    tonino1939
    Era proprio così. Non è una scenetta da commedia quella descritta da Lino. A volte ci scappava anche la rissa. Ma tutti erano propensi a favorire l’unione dei giovani “fuggitivi”.


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