Rè-rè

Rè-rè avv. = Spavaldamente, in modo invadente, sfrontato.

Credo che sia un po’ un eufemismo. Significa: “che è come un Re, cui si deve rispetto e obbedienza”.

Ce presènde rè-rè e a chi dé a chi combromètte = Arriva baldanzosamente e fa il gradasso.

Guardàtele a jìsse, rè-rè söpe ‘a spiàgge! = Osservatelo, sfrontatamente fa il galletto sulla spiaggia.

A la fèste, tutte quande hanne purtéte ‘nu riéle, e stu cazzöne ce n’jì venüte rè-rè = Alla festa (del compleanno) ognuno ha portato un regalino, ma lui, il minchione – come al solito – ha fatto la sua figura di merda per essersi presentato a mani vuote.

Quelli che non hanno peli sulla lingua dicono: ce ne vöne càzze-càzze… = Se ne viene senza essere stato invitato o interpellato, e vuole, con altezzosità e presunzione, imporre il suo modo di vedere.

La risposta sorge spontanea: Ma va lu pìgghja ‘ngüle! (sempre per il fatto che non c’è peluria sulla lingua) = Ma vàffa!

L’avverbio ha anche un significato, diciamo civile, di: gelosamente, con attenzione, con cura.

Esprime il concetto del massimo rispetto, specie se si affida un oggetto a qlcu.

Tjinatìlle rè-rè, come per dire: custodiscilo gelosamente, tienilo caro caro, con la massima cura.

Anche ironicamente, rimproverando qlcu che poteva conferire un oggetto, ad esempio un salame o un bottiglione di vino per una cenetta, e non lo ha fatto: tjinatìlle rè-rè = conservalo come un trofeo.

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