Tag: sostantivo maschile

Paliotte

Paliotte s.m. = Sistema di pesca

È un sistema di pesca sotto costa, praticata quando c’erano onde alte che impedivano l’uscita in mare aperto, nell’epoca in cui le imbarcazioni erano mosse da propulsione remo-velica.

La la rete a trama fitta era sorretta da due lunghe aste e manovrata da due uomini a bordo di una barca. Un po’ come un trabucco “a mano”.

La barca si poneva parallela alla riva, ma in questa posizione veniva sospinta dai marosi verso la costa. Per impedire che il natante si infrangesse contro gli scogli, altri due uomini si impegnavano a governarla usando lunghe pertiche che puntavano contro il fondale.

Ad un segnale convenuto i due uomini col paliotte sollevavano le aste e i pesci venivano catturati dalla rete ad esse fissata.

Un sistema di ripiego non alla portata di tutti, che richiedeva grande dispendio di forza muscolare, spesso sproporzionato rispetto al bottino che si poteva ottenere.

Ritengo che paliotte sia una corruzione linguistica dei “paletti”, che in coppia formano l’attrezzatura principale di questo sistema di pesca.

Ringrazio il prof.Matteo Castriotta e il dr.Sandro Mondelli per le meticolose spiegazioni fornitemi..

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Prescìgghje

Prescìgghje s.m. = Eccitazione, euforia.

Tensione emotiva che induce agitazione, ansia incontenibile, specificamente riferita all’ attesa di un evento piacevole.

Si usa dire ‘mprescìgghje = in eccitazione.

Vedüte a löre, ce so’ mìsse ‘mprescìgghje p’i fèste! = Guardateli! Si sono messi in eccitazione per le feste!

Ovviamente deriva da prüsce e prescèzze = gioia, contentezza

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Cógne

Cógne s.m. = Cuneo, zeppa

Era un oggetto di da taglio in acciaio temprato, in uso presso gli spaccalegna per rompere manualmente i segmenti di rami grossi poggiati al suolo (Fig.1)

Si conficca dapprima il cuneo nel ceppo per un paio di centimetri lungo le venature del legno e poi con colpi ben assestati con la mazza (grosso martello usato anche per spaccare pietre) lo si riduce in pezzi più piccoli.
Per questa operazione oggi i boscaioli si avvalgono di apposito macchinario.

I nostri cógne sono fatti anche di legno, e di varie dimensioni.
Quelli più grossi si posano sotto le ruote di qualsiasi veicolo allo scopo di evitarne l’indietreggiamento (Fig. 2)
Altri più piccoli, detti cugnetjille o zèppe, si pongono sotto i piedini dei mobili zoppicanti per non farli traballare.
I cógne di plastica, più fattura più recente, servono per bloccare la porta aperta nella posizione voluta.(Fig. 3)

Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3
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Pezzüche

Pezzüche s.m. = Picchetto


«Paletto appuntito di legno o di ferro che si pianta nel terreno per fissare tende da campeggio o per eseguire misurazioni topografiche, o come segnale di tracciati stradali, confini e sim.»
(Definizione coniata dal Vocabolario on line della Hoepli Editore)

Si usa come piolo per fissare tende militari, coperture, pali da vigneto, ecc.

Il nome pezzüche deriva dal fatto che l’oggetto è appuntito, pizzuto, che termina a punta, e  può riferirsi a qualsiasi oggetto acuminato.

Attenzione a distinguerlo dal quasi omografo pìzzeche (pizzicotto o pala di fichidindia)

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Cecalùcchje

Cecalùcchje s.m. = Mantide religiosa

È un insetto (Mantis religiosa) diffuso dall’Africa all’Europa Centrale che ama i climi caldo-temperati.
Erroneamente ritenuto dannoso per l’agricoltura,  o addirittura pericoloso per l’uomo che sta a contatto con la vegetazione.  Di qui il nome dialettale cicalùcchje o anche  cecalùcchje = che acceca l’occhio.

Di misterioso sappiamo solo che la femmina, dopo l’accoppiamento, che (beati loro) dura alcune ore, si divora il maschio, cominciando dalla testa…

La inesauribile Wikipedia ci fornisce una spiegazione diciamo biologica di questo cannibalismo:
«L’accoppiamento delle mantidi è caratterizzato da post-nuziale: la femmina, dopo essersi accoppiata, o anche durante l’atto, divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nell’accoppiamento.
Questo comportamento è dovuto al bisogno di proteine, necessarie ad una rapida produzione di uova; prova ne è che la femmina d’allevamento, essendo ben nutrita, spesso “risparmia” il maschio.»

Ringrazio il dott.Enzo Renato per aver evocato questo termine dialettale quasi desueto.

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Ròtelavjinde

Ròtelavjinde s.m. = Ipèrico, Erba di San Giovanni.

È una pianta spontanea, la Hypericum perforatum, chiamata anche Erba di San Giovanni, usata in erboristeria per le sua qualità curative.

I nostri raccoglitori di fichidindia la usavano solo per spazzolare i frutti raccolti e stesi su uno spiazzo allo scopo di privarli, almeno grossolanamente delle micidiali spinette. Infatti identificavano la pianta col nome di scuparèlle,  piccola scopa.
Presumo che il nome sia composto dalla terza persona del verbo rutelé, rimestare, come il movimento rotatorio dell’erba sui fichidindia, e vjinde = vento, che si porta via le spine. Per fare questa operazione la persona deve porsi sopra vento…

Ho attinto il nome scientifico della pianta dall’inesauribile  “Vocabolario Manfredoniano” dei miei amici dr.Pasquale Caratù e dr.Matteo Rinaldi, (Nuovo Centro di Documentazione Storica di Manfredonia-2006), ai quali va il mio ringraziamento. Io non ci sarei mai arrivato!

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Stringetüre

Stringetüre s.m. = Torchio, strettoio

Va bene anche scritto strengetüre.

Torchio per spremere le olive o le vinacce, lo stesso che strettoio.
È formato da tante doghe di legno saldamente inchiavardate, e da una pressa idraulica che spreme le vinacce per far colare attraverso gli interstizi il mosto in esse contenuto. 

In senso figurato arrevé au stringetüre vuole significare la finale resa dei conti, la messa alle strette. Come dire: tutti i nodi vengono al pettine. Non si sfugge.

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Ràcquele

Ràcquele s.m. = Razza.

Vengono definite “razza” alcuni pesci cartilaginei dell’ordine dei raiformi.

Diffuse in Adriatico la Razza bianca (Raja alba), la Razza chiodata (Raja clavata).

“Sono caratterizzati dal corpo piatto romboidale, grandi pinne pettorali a forma di ali, coda sottile e lunga, occhi posti sul dorso, bocca ventrale.

Hanno in genere carni commestibili, non particolarmente apprezzate.”

Fin qui quello che dice Wikipedia. Ma che volete farci, questi infelici non sanno che significa ‘u ràcquele ammulechéte, perché evidentemente non sono mai stati a Manfredonia.

Noi mangiamo anche quelli piccoli. detti racquelìcchje, in umido.

Nei paesi costieri dell’alto Adriatico la razza è chiamata “Aquila di mare”. Forse il nome “ràcquele“, proviene dalla fusione di “raja” e “aquila”.

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Savezarjille

Savezarjille s.m. = Salicornia

Questa pianta (Salicornia europæa) ha un’ampia diffusione nella regione mediterranea, ed è  anche ben distribuita in Europa, Asia e America settentrionale, presso acquitrini salmastri o in prossimità di acque stagnanti.
È conosciuta anche col nome di “asparago di mare” ed è dotata di adattamenti peculiari che ne permettono l’insediamento su terreni salini. Viene detta pianta alofita, cioè capace di vivere in presenza di cloruro di sodio (sale marino).
Mentre le altre piante non resistono oltre la concentrazione salina dell’1%, questa sopporta benissimo anche il 2%.  Il che le conferisce un sapore gradevole anche se consumato cruda in insalata.
Per me è stata una sorprendente novità. Pare sia ottima anche lessata o addirittura in frittata. Per questo è degnamente paragonata all’asparago.

Il nome deriva da sàveze nel significato di salmastro.

In alcuni paesi del Gargano è chiamato  savezute.

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Ndrüje

Ndrüje s.m. = intoppo, intralcio, ostacolo

Usato anche come aggettivo sostantivato per indicare una persona che non dà nessun aiuto, anzi è d’intralcio  
Lìvete da nanze, ca sì proprje ‘nu ndrüje!

Sinonimi:
Per esempio: Jöve de fòlle e truàtte a ‘nu ‘ndùppe pe nnanze = Andavo di fretta e trovai un imprevisto (persona indesiderata, o una inattesa deviazione) davanti

Sinonimo ‘nduppe, nel senso proprio di intoppo causato da una persona

Un ostacolo provocato da oggetto o circostanza viene detto ndrùppeche.

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