Tag: sostantivo maschile

Ràcquele

Ràcquele s.m. = Razza.

Vengono definite “razza” alcuni pesci cartilaginei dell’ordine dei raiformi.

Diffuse in Adriatico la Razza bianca (Raja alba), la Razza chiodata (Raja clavata).

“Sono caratterizzati dal corpo piatto romboidale, grandi pinne pettorali a forma di ali, coda sottile e lunga, occhi posti sul dorso, bocca ventrale.

Hanno in genere carni commestibili, non particolarmente apprezzate.”

Fin qui quello che dice Wikipedia. Ma che volete farci, questi infelici non sanno che significa ‘u ràcquele ammulechéte, perché evidentemente non sono mai stati a Manfredonia.

Noi mangiamo anche quelli piccoli. detti racquelìcchje, in umido.

Nei paesi costieri dell’alto Adriatico la razza è chiamata “Aquila di mare”. Forse il nome “ràcquele“, proviene dalla fusione di “raja” e “aquila”.

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Savezarjille

Savezarjille s.m. = Salicornia

Questa pianta (Salicornia europæa) ha un’ampia diffusione nella regione mediterranea, ed è  anche ben distribuita in Europa, Asia e America settentrionale, presso acquitrini salmastri o in prossimità di acque stagnanti.
È conosciuta anche col nome di “asparago di mare” ed è dotata di adattamenti peculiari che ne permettono l’insediamento su terreni salini. Viene detta pianta alofita, cioè capace di vivere in presenza di cloruro di sodio (sale marino).
Mentre le altre piante non resistono oltre la concentrazione salina dell’1%, questa sopporta benissimo anche il 2%.  Il che le conferisce un sapore gradevole anche se consumato cruda in insalata.
Per me è stata una sorprendente novità. Pare sia ottima anche lessata o addirittura in frittata. Per questo è degnamente paragonata all’asparago.

Il nome deriva da sàveze nel significato di salmastro.

In alcuni paesi del Gargano è chiamato  savezute.

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Ndrüje

Ndrüje s.m. = intoppo, intralcio, ostacolo

Usato anche come aggettivo sostantivato per indicare una persona che non dà nessun aiuto, anzi è d’intralcio  
Lìvete da nanze, ca sì proprje ‘nu ndrüje!

Sinonimi:
Per esempio: Jöve de fòlle e truàtte a ‘nu ‘ndùppe pe nnanze = Andavo di fretta e trovai un imprevisto (persona indesiderata, o una inattesa deviazione) davanti

Sinonimo ‘nduppe, nel senso proprio di intoppo causato da una persona

Un ostacolo provocato da oggetto o circostanza viene detto ndrùppeche.

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Vellüte

Vellüte s.m. = Velluto, muschio

Vellüte1È un termine con lievi modifiche alla pronuncia, preso dall’italiano velluto per designare un tipo di tessuto che presenta sulla faccia del dritto un fitto pelo che lo rende soffice al tatto.

Vellüte2È una pianta che cresce e prolifera nei luoghi umidi, quali il sottobosco, le rocce i muri, esposti per lo più a nord.

Ricercato dai presepisti, perché ha capacità decorative e coprenti tali da rendere credibile il paesaggio riprodotto nei loro artistici manufatti.

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Zìrre

Zìrre s.m. = Ziro

Recipiente metallico usato per conservare o trasportare olio.

Il termine deriva direttamente dall’arabo zīr , ossia grande orcio, che può essere anche di altro materiale (pietra, terracotta).

Si pronuncia quasi sempre unito all’articolo e raddoppiando l’iniziale: ‘u zzìrre.     I ragazzi di oggi usano il termine italiano dialettizzato : bbedöne = bidonee il suo diminutivo bedungiüne = bidoncino.

Io ricordo quelli fatti a mano dai lattonieri, col coperchio circolare incernierato a metà lungo il suo diametro, che consentiva – sollevando il semicerchio – il prelievo dell’olio mediante grossi mestoli. Avevano una capacità di oltre un quintale di olio.  Ma i bravi “stagnari” ne confezionavano anche di altre misure.

Ora si trovano in commercio  i bidoni di acciaio inox con bocca larga da 30 e 50 litri, indubbiamente più pratici e più facili da pulire. Molto adoperate sono anche le lattine monouso da 5 e 10 litri.

Presumo che da zīr possa  derivare l’italiano “giara”.

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Mózze

Mózze s.m. =  Mozzo

Il sostantivo «mozze» pronunciato con la “ò” larga (come in Sepònte = Siponto) ha due significati:

1) Giovane marinaio della Marina Mercantile addetto ai minori servizi di bordo.
2) Parte centrale di una ruota collocata intorno all’asse, da cui si dipartono i raggi.

Troviamo il termine in questione – pronunciato con la “ó” stretta (come in pózze = pozzo) – nella locuzione idiomatica «a mózze»  (meglio se articolato in un’unica emissione, come se dicessimo: ammózze), col significato di “a occhio” oppure “in blocco”  quando si contratta una compravendita senza ricorrere a pesatura o a valutazione del prezzo unitario.

Si cede e si acquista un bene, così come lo si vede, in toto, “visto e piaciuto”, insomma a mózze.
Generalmente in questa specie di trattativa se ne avvantaggia il compratore perché la controparte magari ha premura di ultimare la giornata.

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Düje-bastöne

Düje-bastöne s.m. = Due di bastoni

Si tratta della denominazione di una singola carta da gioco del mazzo delle 40 carte dette “napoletane”, mazzo che comprende 10 carte per ogni seme: denari, coppe, spade e bastoni.

Invece nel mazzo di 52 carte dette “francesi”, 13 per ogni seme, ci sono: cuori, quadri, fiori e picche.

Generalmente il due di bastoni è considerata una scartina, cioè una carta di poco valore.  Però In certi giochi, come nel “tressette” invece è molto ben apprezzata.   Al Nord dicono che una persona vale il due di picche quando non ha voce in capitolo.

Scherzosamente, venivano detti “due bastoni” i mutandoni lunghi  i vréche (←clicca), usati una volta dagli uomini che lavoravano all’aperto in mare, in edilizia o i nei campi, per proteggersi nella stagione fredda.

Infatti una somiglianza dei mutandoni con quella carta è evidente.

 

 

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Prèsèndatàrme

Presèndatàrme s.m. = Rimprovero solenne, rimbrotto

È ben noto il significato letterale. di questo Comando militare alla voce, con cui si ordina ai soldati inquadrati di “presentare le armi” (da fuoco per la truppa e la sciabola per i graduati) in segno di onore e saluto. «At-tenti! Ri-poso! Presentàt-arm!»

Nella nostra parlata ‘u presèndatàrme  per l’imperiosità della voce, assume un significato di rimprovero verbale molto forte, un vero e solenne cazziatöne fatto in pubblico.

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Pöte

Pötes.m. s.f. v. intr.= Piede, potatura, può

1 – Pöte – al maschile significa semplicemente piede, riferito sia  a quello umano, sia a vari oggetti (pöte ‘u ljitte = piede del letto, pöte-u-vrascjire = piede del braciere, ecc.)

2 – Pöte – al femminile (‘a pöte o anche ‘a putatüre) indica l’operazione di sfrondatura delle piante coltivate (olivi o da frutta) allo scopo di accrescerne la resa.

3 – Pöte – Con lo stesso suono si indica la terza persona singolare del verbo putì, potere.  Ad esempio:
Giuanne nen pöte venì jògge= Giovanni non può venire oggi.
Mamme nen pöte mangé ‘a frettüre = mia madre non può mangiare la frittura (peccato!)

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Tedìgghje

Tedìgghje s.m. = Ascella

Accettate anche le variant1 tetìgghje, tetìgne, tedechìgghje

Incavo posto al di sotto dell’articolazione del braccio con la spalla.

L’ascella è particolarmente ricca di peli – che compaiono in età puberale – e di ghiandole sudoripare.

Inoltre è molto sensibile al solletico, dal cui verbo (clicca→) tedeché = solleticare, titillare derivano il sostantivo tedìgne = ascella, .e l’aggettivo tedecüse = sensibile al solletico.

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