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Savezarjille

Savezarjille s.m. = Salicornia

Questa pianta (Salicornia europæa) ha un’ampia diffusione nella regione mediterranea, ed è  anche ben distribuita in Europa, Asia e America settentrionale, presso acquitrini salmastri o in prossimità di acque stagnanti.
È conosciuta anche col nome di “asparago di mare” ed è dotata di adattamenti peculiari che ne permettono l’insediamento su terreni salini. Viene detta pianta alofita, cioè capace di vivere in presenza di cloruro di sodio (sale marino).
Mentre le altre piante non resistono oltre la concentrazione salina dell’1%, questa sopporta benissimo anche il 2%.  Il che le conferisce un sapore gradevole anche se consumato cruda in insalata.
Per me è stata una sorprendente novità. Pare sia ottima anche lessata o addirittura in frittata. Per questo è degnamente paragonata all’asparago.

Il nome deriva da sàveze nel significato di salmastro.

In alcuni paesi del Gargano è chiamato  savezute.

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Ndrüje

Ndrüje s.m. = intoppo, intralcio, ostacolo

Usato anche come aggettivo sostantivato per indicare una persona che non dà nessun aiuto, anzi è d’intralcio  
Lìvete da nanze, ca sì proprje ‘nu ndrüje!

Sinonimi:
Per esempio: Jöve de fòlle e truàtte a ‘nu ‘ndùppe pe nnanze = Andavo di fretta e trovai un imprevisto (persona indesiderata, o una inattesa deviazione) davanti

Sinonimo ‘nduppe, nel senso proprio di intoppo causato da una persona

Un ostacolo provocato da oggetto o circostanza viene detto ndrùppeche.

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Vellüte

Vellüte s.m. = Velluto, muschio

Vellüte1È un termine con lievi modifiche alla pronuncia, preso dall’italiano velluto per designare un tipo di tessuto che presenta sulla faccia del dritto un fitto pelo che lo rende soffice al tatto.

Vellüte2È una pianta che cresce e prolifera nei luoghi umidi, quali il sottobosco, le rocce i muri, esposti per lo più a nord.

Ricercato dai presepisti, perché ha capacità decorative e coprenti tali da rendere credibile il paesaggio riprodotto nei loro artistici manufatti.

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Zìrre

Zìrre s.m. = Ziro

Recipiente metallico usato per conservare o trasportare olio.

Il termine deriva direttamente dall’arabo zīr , ossia grande orcio, che può essere anche di altro materiale (pietra, terracotta).

Si pronuncia quasi sempre unito all’articolo e raddoppiando l’iniziale: ‘u zzìrre.     I ragazzi di oggi usano il termine italiano dialettizzato : bbedöne = bidonee il suo diminutivo bedungiüne = bidoncino.

Io ricordo quelli fatti a mano dai lattonieri, col coperchio circolare incernierato a metà lungo il suo diametro, che consentiva – sollevando il semicerchio – il prelievo dell’olio mediante grossi mestoli. Avevano una capacità di oltre un quintale di olio.  Ma i bravi “stagnari” ne confezionavano anche di altre misure.

Ora si trovano in commercio  i bidoni di acciaio inox con bocca larga da 30 e 50 litri, indubbiamente più pratici e più facili da pulire. Molto adoperate sono anche le lattine monouso da 5 e 10 litri.

Presumo che da zīr possa  derivare l’italiano “giara”.

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Mózze

Mózze s.m. =  Mozzo

Il sostantivo «mozze» pronunciato con la “ò” larga (come in Sepònte = Siponto) ha due significati:

1) Giovane marinaio della Marina Mercantile addetto ai minori servizi di bordo.
2) Parte centrale di una ruota collocata intorno all’asse, da cui si dipartono i raggi.

Troviamo il termine in questione – pronunciato con la “ó” stretta (come in pózze = pozzo) – nella locuzione idiomatica «a mózze»  (meglio se articolato in un’unica emissione, come se dicessimo: ammózze), col significato di “a occhio” oppure “in blocco”  quando si contratta una compravendita senza ricorrere a pesatura o a valutazione del prezzo unitario.

Si cede e si acquista un bene, così come lo si vede, in toto, “visto e piaciuto”, insomma a mózze.
Generalmente in questa specie di trattativa se ne avvantaggia il compratore perché la controparte magari ha premura di ultimare la giornata.

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Düje-bastöne

Düje-bastöne s.m. = Due di bastoni

Si tratta della denominazione di una singola carta da gioco del mazzo delle 40 carte dette “napoletane”, mazzo che comprende 10 carte per ogni seme: denari, coppe, spade e bastoni.

Invece nel mazzo di 52 carte dette “francesi”, 13 per ogni seme, ci sono: cuori, quadri, fiori e picche.

Generalmente il due di bastoni è considerata una scartina, cioè una carta di poco valore.  Però In certi giochi, come nel “tressette” invece è molto ben apprezzata.   Al Nord dicono che una persona vale il due di picche quando non ha voce in capitolo.

Scherzosamente, venivano detti “due bastoni” i mutandoni lunghi  i vréche (←clicca), usati una volta dagli uomini che lavoravano all’aperto in mare, in edilizia o i nei campi, per proteggersi nella stagione fredda.

Infatti una somiglianza dei mutandoni con quella carta è evidente.

 

 

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Prèsèndatàrme

Presèndatàrme s.m. = Rimprovero solenne, rimbrotto

È ben noto il significato letterale. di questo Comando militare alla voce, con cui si ordina ai soldati inquadrati di “presentare le armi” (da fuoco per la truppa e la sciabola per i graduati) in segno di onore e saluto. «At-tenti! Ri-poso! Presentàt-arm!»

Nella nostra parlata ‘u presèndatàrme  per l’imperiosità della voce, assume un significato di rimprovero verbale molto forte, un vero e solenne cazziatöne fatto in pubblico.

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Pöte

Pötes.m. s.f. v. intr.= Piede, potatura, può

1 – Pöte – al maschile significa semplicemente piede, riferito sia  a quello umano, sia a vari oggetti (pöte ‘u ljitte = piede del letto, pöte-u-vrascjire = piede del braciere, ecc.)

2 – Pöte – al femminile (‘a pöte o anche ‘a putatüre) indica l’operazione di sfrondatura delle piante coltivate (olivi o da frutta) allo scopo di accrescerne la resa.

3 – Pöte – Con lo stesso suono si indica la terza persona singolare del verbo putì, potere.  Ad esempio:
Giuanne nen pöte venì jògge= Giovanni non può venire oggi.
Mamme nen pöte mangé ‘a frettüre = mia madre non può mangiare la frittura (peccato!)

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Tedìgghje

Tedìgghje s.m. = Ascella

Accettate anche le variant1 tetìgghje, tetìgne, tedechìgghje

Incavo posto al di sotto dell’articolazione del braccio con la spalla.

L’ascella è particolarmente ricca di peli – che compaiono in età puberale – e di ghiandole sudoripare.

Inoltre è molto sensibile al solletico, dal cui verbo (clicca→) tedeché = solleticare, titillare derivano il sostantivo tedìgne = ascella, .e l’aggettivo tedecüse = sensibile al solletico.

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Candecatöre

Candecatöre s.m. = Banditore di asta

Nel linguaggio marinaresco era usato per indicare il banditore della vendita all’asta. Successivamente è stato adottato il termine, diciamo più moderno, di astatöre, praticamente simile al termine italiano Astatore.

Il soggetto doveva essere iscritto all’ «Albo degli astatori dei prodotti ortofrutticoli, carnei ed ittici», la cui normativa è compresa nella Legge n. 125 del 25 marzo 1959.  La figura dell’Astatore fu soppressa nel 2012,.

Era un abilissimo professionista, conoscitore della qualità dei prodotti che i pescatori conferivano al mercato ittico per la vendita ai grossisti.

I pesci,  suddivisi in specie (triglie, sparroni, seppie, cicale, polpi, sogliole, sgombri, ecc.) erano posti in “telai” e raramente pesati: generalmente si vendevano a cassette.

I cosiddetti telére =  “telai” erano delle cassette a bordi bassi, una volta di legno, poi di plastica rigida riutilizzabili, ed ora di polistirolo ingombrante e inquinante.

Il lotto dei pesci (ad esempio 20 cassette di cicale) veniva presentato dall’astatore partendo da un prezzo base, sul quale, a voce, i vari grossisti offrivano un rialzo fino all’aggiudicazione, annotato da Carlo Attanasio, un attentissimo Ragioniere presente all’asta, il quale rilasciava una  “bolletta” in due copie che attestava l’avvenuta compravendita. Una serviva all’acquirente per l’uscita del prodotto del mercato, e l’altra al pescatore per l’introito del venduto.

Per l’incasso, che generalmente avveniva  il giorno successivo, dato che il pescatore era in mare al lavoro, c’era un familiare delegato che passava a riscuotere presentando la sua copia della bullètte allo sportello pagatore del “Banco di Napoli”, che era ubicato in un gabbiotto all’interno del mercato stesso, il cui cassiere era  il rag. Celestino Telera.

Ringrazio sia Amilcare Renato, figlio di un Astatore in servizio al mercato dal 1950 al 1960, sia il prof. Matteo Castriotta, figlio di pescatore, per le preziose notizie fornitemi sull’andamento delle operazioni riportate in questo articolo.

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