Tenì ‘nu pónde ‘mmocche e ‘n’ate ‘ngüle

Questa pittoresca locuzione vuol indicare la situazione di disagio provata da qlcn costretto a sopportare e tacere anche un’evidente sopruso o ingiustizia, per evitare futuri risvolti spiacevoli.

Intendiamo parlare di “punti” dati con ago e filo e non di quelli che si segnano, giocando a bigliardo o a canasta, e che costituiscono il punteggio, appunto parlando di punti. Scusate il bisticcio (un po’ involontario, un po’ sì ? …).

Insomma il metaforico “punto in bocca” è chiaramente simile al detto figurato italiano “bocca cucita” per indicare il silenzio che si autoimpone il soggetto omertoso.

L’altro punto è dato, sempre figuratamente, per maggiore sicurezza, in modo che il misfatto non corra il rischio di fuoruscire in qualche maniera per altra via…

Attenti alla pronuncia!
Pónde (con la ó stretta, quasi u) significa punto:
Pònde (con la ò larga) significa ponte.

Oggi stesso ho ricevuto dalla lettrice Pasquina Vairo una divertente possibile origine della locuzione.
La ringrazio pubblicamente e invito i lettori a contattarmi per suggerimenti, correzioni, inserimenti, ecc. Ricordatevi che io non sono uno studioso ma un semplice appassionato dilettante, e quindi non sono io il depositario del dialetto.

Ecco il testo di Pasquina:

Mio padre mi raccontava che una volta, a Manfredonia ci fu un comizio fascista. Mentre l’oratore parlava c’era un silenzio totale. Ad un certo punto qualcuno scorreggiò rumorosamente e l’oratore, adirato, esclamò:
-“Chi è stato?”.
Uno dei presenti gridò:
– “Cum’jì, c’iavüte misse ‘nu pónde ‘mmòcche e mò ce vulüte mètte n’ate ‘ngüle?

Aggiunge Pasquina: “Non so se questo episodio sia vero ma è carina come spiegazione”…

Esilarante!

 

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