Pegghjàrece velöne

Pegghjiàrece velöne loc.id. = Crucciarsi, affliggersi

Alla lettera Pegghjiàrece velöne si tradurrebbe “prendersi del veleno”. Si può dire pegghiàrece ‘na velenéte = prendersi una avvelenata.

Da noi velöne non significa solo veleno, ma anche cruccio, indignazione, afflizione.

Sdegnarsi, irritarsi per un evento o una circostanza sfavorevole.

A sente tanta zingramjinte me so pegghjéte ‘na velenéte = Nel sentire tante falsità mi sono molto amareggiato.
Meh, nen facènne pegghjé velöne a màmete = Beh, non fare amareggiare tua madre.
Quanne sente parlé de pulìteche me pìgghje ‘nu sacche de velöne = Quando sento parlare di politica mi assale una grossa indignazione.
Nen te pegghjànne velöne, ca nen jì njinte = Non ti affliggere, ché non è niente di grave..

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Vellüte

Vellüte s.m. = Velluto, muschio

Vellüte1È un termine con lievi modifiche alla pronuncia, preso dall’italiano velluto per designare un tipo di tessuto che presenta sulla faccia del dritto un fitto pelo che lo rende soffice al tatto.

Vellüte2È una pianta che cresce e prolifera nei luoghi umidi, quali il sottobosco, le rocce i muri, esposti per lo più a nord.

Ricercato dai presepisti, perché ha capacità decorative e coprenti tali da rendere credibile il paesaggio riprodotto nei loro artistici manufatti.

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Giannètte

Giannètte sf = smorfiosa, vezzosa

Dicesi di ragazzotta vivace, che vuole sempre mettersi in mostra, e al centro delle attenzioni.
In età fanciullesca è una bambina piena di moine e smancerie o anche propensa a fare dispettucci ai coetanei.

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Arrugnàrece

Arrugnàrece v.i. = Raggomitolarsi, raggrinzirsi

Anche rannicchiarsi, acciambellarsi, sistemarsi in posizione fetale.
Generalmente ci si arrògne sotto le coltri per ripararsi dal gran freddo.
Lo stesso dicesi riferendosi alla buccia raggrinzita della frutta e degli ortaggi un po’ avvizziti perché non consumati freschi.
Non parliamo di quello che succede a noi maschietti quando siamo assaliti dal freddo.

C’jì arrugnéte tutte cöse = Si è ritirato, si è raggrinzito tutto.

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Arrafagnàrece

Arrafagnàrece v.i. = Anchilosarsi, rattrappirsi

Perdere la motilità scheletrica dovuta al logoramento delle sue cartilagini che si manifesta nei soggetti di età avanzata.

Emergono, fra le  conseguenze di tale deterioramento:  il dolore articolare,  la contrattura dei tessuti muscolari, l’incurvatura della colonna vertebrale a livello cervicale, dorsale  e lombare e infine l’evidente il calo di statura della persona anziana.

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Acque ‘i sessanta passe (Purtè all’)

Acque ‘i sessanta passe (Purtè all’)  loc.id. = Causare un tracollo,mandare in rovina.
       
Alla lettera: portare qualcuno  all’acqua dei sessanta passi , cioè condurre qualcuno in mare aperto, profondo circa 100 metri.
Sicuramente è un’espressione di origine marinaresca.

Il lettore Sandro Mondelli mi suggerisce che nei Regno di Napoli e delle Due Sicilie il “passo d’arsenale di marina” era pari a m 1,75779. ‘espressione “passo” è antica, in quanto la misura venne abolita nel 1822.

“L’acque i sessanta passe” quindi era pari a m 105,4674, dunque un’acqua profonda.

Mio padre (classe 1901) diceva che per ottenere correttamente il passo (inteso come misura) bisognava portare avanti un piede, avanzare e portando avanti l’altro piede e quindi accostarli entrambi (unò-duè). Perciò il “passo” è la distanza percorsa in due step.  Quello che dice Sandro, cioè che il “passo” corrisponde a metri 1,75, è più che plausibile.

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Cacciambére

Cacciambére agg. = detrattore, diffamatore

Altri pronunciano caccianféme o caccianfiéme, cacciambiére.

Un termine ormai desueto derivato dalla combinazione caccia = che emette, che diffonde, e ‘nféme/mbéme  = (cose) infami.

A parer mio la desinenza –mbére evidenzia che  costui commette queste meschinità per natura, quasi per mestiere. Infatti altre lavoratori hanno la stessa desinenza in -ére (che corrisponde all’italiano –aio):  funére, scarpére, cavedarére, marenére, lattére, sellére, ecc.

Difatti si dice caccé ‘na calónnje = diffondere una calunnia, calunniare.

Sono propenso ad allacciarmi all’etimologia di caccia-nféme abbreviato nella parlata in “cacciambéme“, e poi trasmesso di bocca in bocca con le ovvie desinenza storpiate (-éne, -ére, -éle).

Un mio antico informatore mi suggerisce la definizione di “calunniatore” ossia: colui che emette menzogne, che diffonde falsità, che infanga l’altrui onorabilità.
Un termine obsoleto,  conosciuto ormai solo dai più anziani.

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Cröce e nöce

Cröce e nöce escl.. = Metterci una pietra sopra.

È un’spressione rafforzativa locale che indica l’esclusione irrevocabile di una persona o di un luogo dalle proprie frequentazioni, per effetto di una delusione, di una perdita, di una amara esperienza.

Di solito viene pronunciato accompagnato da un gesto della mano che traccia nell’aria una grande X, come una benedizione a rovescio… come se si volesse sbarrare una scritta su una lavagna immaginaria.

Da códdu dentìste?Nziamé cchió! Cröce e nöce! = Da quel dentista? Non sia mai più!  Ho cancellato definitivamente anche ogni remota possibilità di ritornarci!

Il sostantivo nöce è pronunciato solo per rima o assonanza rafforzativa.

Accade sovente in dialetto.Qualche esempio:
Storje e patòrje
Mamurce p’i ‘ndùrce
Nannurche abbasce a l’urte
Pàbbele e fracabbele
Sturte e malurte

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Amöre de Düje! (pe l’, o söpe l’)

Amöre de Düje(pe l’) escl. = Amor di Dio! (per l’)

Una esclamazione generalmente usata per implorare benevolenza.

Mi viene in mente la storiella di quel barbiere che malvolentieri si prestò a sbarbare un poveretto perché gli era stato chiesto di farlo per l’Amore di Dio. Avendo usato sapone infimo e rasoio stagghjéte = non affilato, il suo gesto non fu affatto meritorio.

Come in italiano si usa anche per escludere qualsiasi dubbio o per dissentire da una nefandezza.

Per esempio se qualche pettegola sta insinuando una malignità sulla onorabilità o sull’illibatezza di una donzella.
Mariètte jì ‘na uagnöna aggarbéte! Pe l’amöre de Düje! Nen ce sté njinte da düce nè söp’a jèsse e nè söp’alla famìgghje söve! = Marietta è una ragazza assennata! Per l’amor di Dio! Non c’è nulla da dire né su suo conto, e né sulla sua famiglia.

Le persone più anziane usavano la formula söpe l’Amöre de Düje!  = Sull’Amore di Dio!

L’italiano è ancora più variegato:
-Dio ce ne scampi e liberi
-Per carità di Dio
-Dio ce ne guardi
-Per l’amor di Dio

 

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