Autore: tonino

Sparte recchèzze, addevènte puvertà.

Sparte recchèzze, addevènte puvertà.

Esiste la forma più completa: Spartisce recchèzze ca addevènte puvertà:

Il significato è chiaro. Se tu frazioni la tua ricchezza, essa si tramuta in povertà. Meglio preservarla con ogni mezzo.

Era anche un monito a usare prudenza nel gestire il proprio patrimonio.

Il Detto è uno strascico del medievale “Diritto di maggiorasco”, il quale, nell’antico sistema successorio, allo scopo di preservare il patrimonio familiare, dava al solo figlio primogenito il diritto di attribuirsi l’intero asse ereditario.
Gli altri figli esclusi dall’eredità venivano destinati alla carriera militare o ecclesiastica.

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Péne

Péne s.m. = Pane

L’indispensabile alimento di ogni giorno a base di farina, acqua, sale e lievito.

La pronuncia nostrana deriva da quella francese di pain.

In tutto il mondo esistono infinite forme di pane, ma uno solo è il modo di prepararlo, che si svolge in tre fasi: impastare acqua e farina, lasciar lievitare, passare in forno.

Noi Pugliesi siamo probabilmente i più abili forse perché disponiamo di materia prima eccellente.

La foto (tratta dal web) mostra il pane di Monte S.Angelo in forme da 3 e 4 kg.  Le nostre mamme lo facevano in casa, col lievito madre (‘u crescènte) ed una pagnotta durava un’intera settimana.  Col passare dei giorni  si induriva sempre di più, e veniva usato abbrustolito, bagnato e condito, e infine a pancotto.

Anticamente in alcune famiglie il pane fresco veniva chiuso a chiave nello “stipone” per evitare che finisse prima, perché più appetitoso.
In sostanza colà si mangiava solo pane raffermo, ugualmente buono, ma decisamente meno invitante di quello fragrante di forno.
Non era questione di dieta ma di tasca, per farlo durare più a lungo.

Vi rimando ad un Detto scherzoso.  Cliccate qui.

Ricordo che quando mi cadeva sul pavimento un pezzo di pane, mia madre mi obbligava a raccoglierlo, baciarlo (sì, baciarlo, perché sacro!) e poi a mangiarlo ugualmente.
Credo che anche in altre famiglie vigeva questa procedura. Per questo siamo cresciuti pieni di anticorpi. E chi ci ammazza, a noi?

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Cutelìzze

Cutelìzze s.m. = piccolo movimento, oscillazione.

Deriva dal verbo cutelé a sua volta proveniente dal latino cutere e cutulare col significato di muovere, scuotere, dondolare.

Nel nostro cutelìzze si individua specificamente una lieve scossa tellurica.

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Adèrge

Adèrge v.t. = Ergere, alzare, rizzare, elevare

Verbo derivato dal latino ad-ergere con gli stesi significati attuali.

Ricordo che mia nonna, quando sollevava i materassi usava questo verbo.
Mò àmm’adèrge ‘u litte = Ora dobbiamo alzare il letto.

Ricordo che il letto di mia nonna era un monumento altissimo, sostenuto da 4 trespoli, vari tavoloni, 1 unico saccone con foglie di mais e infine 2  materassi di lana (velli tosati interi, detti mante) .

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Addòbbje

Addobbje s.f. = Narcosi, anestesia

Il termine deriva dal latino, ad-opium.  In italiano antico si usava il sostantivo “alloppio” (chiaro riferimento all’oppio) per indicare il sonnifero.

Qualcuno la chiama ‘a ddobbje, come se la ‘a’ iniziale fosse l’articolo

Da addòbbje deriva il verbo addubbjé = narcotizzare, anestesizzare. verbi usati ovviamente negli interventi chirurgici, piccoli o grandi. 
Addubbjé ‘na parte = anestesia locale.
Addubbjé tutte quante = anestesia totale. 

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Annuvelé l’ucchje

Annuvelé l’ucchje loc.id. = Confondere, sconcertare, agire freneticamente.


È una perifrasi tipica nostrana. Significa confondere qualcuno a causa del proprio comportamento frenetico.

Ad esempio il gioco movimentato fatto dai bimbi sotto gli occhi dei genitori creando confusione. Un po’ come dire annebbiare la vista per l’assenza di quiete.

Ovviamente il verbo della perifrasi può coniugarsi in modo passivo.

Basta! Me stéte facènne annuvelé l’ucchje! = Basta! Mi state creando una gran confusione!

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Muffardarüje

Muffardarüje s.f. = Sozzeria, sporcizia


Principalmente riferito alla sporcizia domestica che si accumula trascurando la pulizia quotidiana specie nella cucina e nel bagno.
Deriva da (clicca→) Muffarde.

Jì cchjù mmègghje ca fé a ‘a pòlve tutt’i jurne, ca se no ‘a muffardarüje crèsce sèmpe de cchjó! = È meglio che spolveri tutti i giorni, altrimenti la sporcizia cresce sempre di più.

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Cèmece vèrde

Cèmece vèrde s.m. = Cimice verde

Le cimici  verdi (Palomena Prasina) fanno parte di una famiglia di insetti eterotteri che utilizza l’olfatto come meccanismo di difesa, proprio come le puzzole.

Attaccano le piante e addirittura gli alberi, causando danni molto rilevanti.

Esiste anche la “Cimice marrone” (Eurydema ventralis) che attacca prevalentemente le piante orticole.

Quando minacciate o schiacciate, queste  cimici emettono da una ghiandola nell’addome una sostanza fortemente puzzolente.

A volte si trovano queste cimici, con disappunto e disgusto della massaia, attaccate alla biancheria del bucato messo ad asciugare all’esterno. Bisogna scuotere i panni per allontanarle in modo che non lascino la loro puzzolentissima e persistente traccia “odorosa” sulla nostra roba.

Contrariamente alla cimice dei letti (Cimex lectularius), chiamata anche con voce arcaica pèmece, plurale pìmece, questa non attacca l’uomo.

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Sparröne

Sparröne s.m. = Sparo, Sparaglione, Sarago-Sparaglione.

  • Al singolare è ‘u sparröne; al plurale è  i sparrüne.
    Genere di pesci Attinottèrigi (latino Sparus, greco Sparòs – fam. degli Spàridi).

Linneo, il noto naturalista del 1700 gli diede il nome scientifico di Diplodus annularis. Un sinonimo scientificamente accettato è Sparus annularis.

È facilmente riconoscibile per la livrea grigio-argentea con sfumature giallastre e per le pinne ventrali gialle. La macchia nera presente sul peduncolo caudale si estende sul bordo inferiore (Wikipedia).

Da noi è molto apprezzato in cucina. So che in altre regioni d’Italia è considerato un pesce “povero” e di scarso pregio (ma che volete farci? Poveretti! Sono terricoli e non vogliono pesci spinosi!).

Si può preparare arrostito sulla brace, fritto, a ciambotta, al pomodoro, in cartoccio, in bianco, ecc. È sempre buonissimo! 
Il profumo degli sparroni arrostiti  è uno degli odori caratteristici della nostra città.

Arrostire (e mangiare) sparroni non rappresenta solo un rito di alta gastronomia, ma anche la divulgazione di un’autentica attività culturale!

Nomi dialettali:

ANCONA – Sparo, Sbaro, Carlino
BARI – Sparinole, Sarjce
CAGLIARI – Sparlotte e Isparedda
CATANIA – Spareddu
CIVITAVECCHIA – Sparajone
CROTONE – Saracu, Sparamazzu
GAETA – Sparaglione, Sparitiello
GALLIPOLI – Spariolu
IMPERIA – Saragu
LA SPEZIA – Saagu
LIVORNO – Sparlotto
MANFREDONIA – Sbarroni
MESSINA – Sparagghiuni
MOLFETTA – Sparraune
NAPOLI – Sparaglione
PESCARA – Carlini, Sbarre
REGGIO CALABRIA – Sargu, Pupazzu, Sparagghiuni
ROMA – Saraghetto
SAVONA, GENOVA – Sparlo
SIRACUSA – Aspareddu
TARANTO – Sparagghiuni, Spari
VENEZIA, TRIESTE – Sparo


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Mangenöse

Mangenöse agg. = Mancino

Persona che usa prevalentemente la mano sinistra.

Fino a pochi decenni fa i bambini che mostravano tendenza al mancinismo, venivano obbligati, in casa e a scuola, ad adoperare la mano destra per usare le posate o la penna. Addirittura si arrivava a legare il braccio sinistro al corpo per obbligare ad usare la mano “giusta”.
Ovviamente, fuori dai severi controlli essi usavano la sinistra ed alla fine diventavano ambidestri!
Si credeva infondatamente, che essere mancini significava essere inferiori.

Fortunatamente ora non è più così!

Leggo sul web:

«L’etimologia stessa della parola “mancino” mostra come ci sia sempre stato un pregiudizio verso il mancinismo: in latino, mancus significa “mutilato”, “storpio”.
Il termine “sinistro”, inoltre, è collegato nella nostra lingua a concetti non certamente positivi: sinonimo di “incidente”, ”sciagura”, è spesso usato come aggettivo per definire qualcosa come avverso, sfavorevole, minaccioso o pauroso.
Invece, riferendoci a personaggi del passato o attuali, sembra che i mancini siano dotati di inventiva, fantasia e creatività.»

Ecco un elenco di mancini illustri: si va da Leonardo e Michelangelo, a Maradona e Messi; da Obama e Ronald Reagan, a Fidel Castro e Valentino Rossi; da Charlie Chaplin e Lady Gaga, a Tom Cruise e Robert De Niro. Senza dimenticare Einstein, Jimi Hendrix, Napoleone, Carlo Magno, la Regina Elisabetta, Platini, McEnroe, Paul McCartney, Bill Gates, ecc. ecc.


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