Autore: Tonino

Arrascéte

Arrascéte agg. = Bramoso, voglioso

Il lettore Fabio Sahadewa Brigida – che ringrazio pubblicamente – mi dà una sintetica definizione di questo aggettivo:
«Il termine è molto usato tra i giovani ed esprime un qualcuno che mostra di desiderare tanto qualcosa (anche sessualmente)»

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Alla vecchjéje ‘i calze rosse

Alla vecchjéje ‘i calze rosse prov. = Alla vecchiaia (indossa stranamente) le calze rosse

Mio padre mugugnava – quando osservava qualche azione inusuale o inattesa, discordante o sorprendente) – questo Detto, che esprimeva una valenza negativa:

Insomma sarebbe cosa buona e giusta fulminare, ad esempio, una settantenne che indossasse un improbabile tanga, oppure un Gigi D’Alessio qualora manifestasse una inspiegabile passione per la musica jazzistica o per il rap.

Il Detto calza bene (scusate l’involontario “calambour” sulle calze) anche se non riguarda specificamente una persona fisica. Come ad esempio un Carnevale fuori stagione, o le ciliege a dicembre (per quanto ora si possano reperire tutto l’anno) o il capitone a ferragosto….

Nota linguistica:
Le calze in dialetto diconsi propriamene cavezètte, ma il Detto è fortemente ironico ed usa il termine simil-italiano càlze.

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Ndrüje

Ndrüje s.m. = intoppo, intralcio, ostacolo

Usato anche come aggettivo sostantivato per indicare una persona che non dà nessun aiuto, anzi è d’intralcio  
Lìvete da nanze, ca sì proprje ‘nu ndrüje!

Sinonimi:
Per esempio: Jöve de fòlle e truàtte a ‘nu ‘ndùppe pe nnanze = Andavo di fretta e trovai un imprevisto (persona indesiderata, o una inattesa deviazione) davanti

Sinonimo ‘nduppe, nel senso proprio di intoppo causato da una persona

Un ostacolo provocato da oggetto o circostanza viene detto ndrùppeche.

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Pegghjàrece velöne

Pegghjiàrece velöne loc.id. = Crucciarsi, affliggersi

Alla lettera Pegghjiàrece velöne si tradurrebbe “prendersi del veleno”. Si può dire pegghiàrece ‘na velenéte = prendersi una avvelenata.

Da noi velöne non significa solo veleno, ma anche cruccio, indignazione, afflizione.

Sdegnarsi, irritarsi per un evento o una circostanza sfavorevole.

A sente tanta zingramjinte me so pegghjéte ‘na velenéte = Nel sentire tante falsità mi sono molto amareggiato.
Meh, nen facènne pegghjé velöne a màmete = Beh, non fare amareggiare tua madre.
Quanne sente parlé de pulìteche me pìgghje ‘nu sacche de velöne = Quando sento parlare di politica mi assale una grossa indignazione.
Nen te pegghjànne velöne, ca nen jì njinte = Non ti affliggere, ché non è niente di grave..

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Vellüte

Vellüte s.m. = Velluto, muschio

Vellüte1È un termine con lievi modifiche alla pronuncia, preso dall’italiano velluto per designare un tipo di tessuto che presenta sulla faccia del dritto un fitto pelo che lo rende soffice al tatto.

Vellüte2È una pianta che cresce e prolifera nei luoghi umidi, quali il sottobosco, le rocce i muri, esposti per lo più a nord.

Ricercato dai presepisti, perché ha capacità decorative e coprenti tali da rendere credibile il paesaggio riprodotto nei loro artistici manufatti.

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Giannètte

Giannètte sf = smorfiosa, vezzosa

Dicesi di ragazzotta vivace, che vuole sempre mettersi in mostra, e al centro delle attenzioni.
In età fanciullesca è una bambina piena di moine e smancerie o anche propensa a fare dispettucci ai coetanei.

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Arrugnàrece

Arrugnàrece v.i. = Raggomitolarsi, raggrinzirsi

Anche rannicchiarsi, acciambellarsi, sistemarsi in posizione fetale.
Generalmente ci si arrògne sotto le coltri per ripararsi dal gran freddo.
Lo stesso dicesi riferendosi alla buccia raggrinzita della frutta e degli ortaggi un po’ avvizziti perché non consumati freschi.
Non parliamo di quello che succede a noi maschietti quando siamo assaliti dal freddo.

C’jì arrugnéte tutte cöse = Si è ritirato, si è raggrinzito tutto.

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Arrafagnàrece

Arrafagnàrece v.i. = Anchilosarsi, rattrappirsi

Perdere la motilità scheletrica dovuta al logoramento delle sue cartilagini che si manifesta nei soggetti di età avanzata.

Emergono, fra le  conseguenze di tale deterioramento:  il dolore articolare,  la contrattura dei tessuti muscolari, l’incurvatura della colonna vertebrale a livello cervicale, dorsale  e lombare e infine l’evidente il calo di statura della persona anziana.

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Acque ‘i sessanta passe (Purtè all’)

Acque ‘i sessanta passe (Purtè all’)  loc.id. = Causare un tracollo,mandare in rovina.
       
Alla lettera: portare qualcuno  all’acqua dei sessanta passi , cioè condurre qualcuno in mare aperto, profondo circa 100 metri.
Sicuramente è un’espressione di origine marinaresca.

Il lettore Sandro Mondelli mi suggerisce che nei Regno di Napoli e delle Due Sicilie il “passo d’arsenale di marina” era pari a m 1,75779. ‘espressione “passo” è antica, in quanto la misura venne abolita nel 1822.

“L’acque i sessanta passe” quindi era pari a m 105,4674, dunque un’acqua profonda.

Mio padre (classe 1901) diceva che per ottenere correttamente il passo (inteso come misura) bisognava portare avanti un piede, avanzare e portando avanti l’altro piede e quindi accostarli entrambi (unò-duè). Perciò il “passo” è la distanza percorsa in due step.  Quello che dice Sandro, cioè che il “passo” corrisponde a metri 1,75, è più che plausibile.

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Cacciambére

Cacciambére agg. = detrattore, diffamatore

Altri pronunciano caccianféme o caccianfiéme, cacciambiére.

Un termine ormai desueto derivato dalla combinazione caccia = che emette, che diffonde, e ‘nféme/mbéme  = (cose) infami.

A parer mio la desinenza –mbére evidenzia che  costui commette queste meschinità per natura, quasi per mestiere. Infatti altre lavoratori hanno la stessa desinenza in -ére (che corrisponde all’italiano –aio):  funére, scarpére, cavedarére, marenére, lattére, sellére, ecc.

Difatti si dice caccé ‘na calónnje = diffondere una calunnia, calunniare.

Sono propenso ad allacciarmi all’etimologia di caccia-nféme abbreviato nella parlata in “cacciambéme“, e poi trasmesso di bocca in bocca con le ovvie desinenza storpiate (-éne, -ére, -éle).

Un mio antico informatore mi suggerisce la definizione di “calunniatore” ossia: colui che emette menzogne, che diffonde falsità, che infanga l’altrui onorabilità.
Un termine obsoleto,  conosciuto ormai solo dai più anziani.

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